La preparazione del cane da seguita – Ars Venandi
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La preparazione del cane da seguita

Una muta di segugi istriani

L’addestramento del cane da seguita, è molto meno complesso rispetto a quello dei cani da ferma o dei retrievers, ma non per  questo è da prendere alla leggera.

Il tutto inizia con la scelta del soggetto giusto, figlio di cani che vanno a caccia, buoni riproduttori, ben costruiti perché possano svolgere al meglio il loro lavoro e allevati da persone coscienziose che sanno crescere buoni cani equilibrati e senza tare.

Per quanto il cane da seguita, tranne alcune eccezioni, si leghi per lo più ai compagni di muta che non all’uomo, è comunque importante stringere un rapporto emotivo col nuovo arrivato, che se non altro gioverà al mantenimento di una certa percentuale di collegamento anche durante l’attività venatoria.

La mancanza di questo passaggio (s’intende dell’instaurazione del rapporto cane-proprietario) favorisce la fuga dell’ausiliare dietro la selvaggina anche per molti chilometri, incurante dei richiami del proprietario.

Quindi adottato il cucciolo non prima dei due mesi di età, è molto importante cominciare a fargli conoscere il mondo, la campagna soprattutto, in età molto precoce, inizialmente proponendogli scampagnate di breve durata  per poi allungare i tempi.

È fondamentale, già da questa età, che noi ci accreditiamo agli occhi del cane, e che lavoriamo sull’insegnamento del richiamo, in modo da ridurre il rischio futuro di perdere  il nostro ausiliare durante la giornata di caccia.

Sarebbe buona norma  variare i tipi di terreno su cui sciogliere il cane, in modo da abituarlo a tutti i contesti, cominciare a fargli sentire qualche sparo a distanza e farglielo associare a qualcosa di positivo, in modo da abituarlo poi gradualmente alla gran confusione di spari che dovrà sopportare in futuro durante le battute di caccia.

Se abbiamo la possibilità di servirci di un cane adulto, equilibrato e già esperto dell’attività venatoria, approfittiamo dell’occasione e facciamo uscire il nostro cucciolo con lui, almeno per le prime volte e facciamolo accompagnare da questo anche durante l’esplosione dei primi colpi di fucile a distanza, in modo che la tranquillità dell’adulto trasmetta sicurezza al cucciolo in addestramento.

Stiamo però attenti a non abusare dell’appoggio del cane avviato: il cucciolo deve scoprire il mondo da sé e crescere secondo un suo percorso personale.

Per quanto riguarda il selvatico da far cacciare al cane, la selezione fatta sulla razza può darci una mano ma non di per se può darci un campione nella caccia a una determinata specie: sta a noi far conoscere al cane il tipo di selvatico da cercare e stanare, e farlo nel migliore dei modi.

A tal proposito colgo l’occasione per evidenziare quanto sia importante durante l’addestramento scegliere il selvatico giusto, soprattutto nella caccia al cinghiale dove è messa a repentaglio l’incolumità del cane.

Sarà compito di chi seguirà la crescita del cane proporgli un cinghiale adatto alle sue dimensioni (non mettendo un verro maschio nel recinto con un cucciolo di 4 mesi, ma magari un cinghialetto che non possa nuocere al cane), possibilmente una femmina, aumentando gradualmente la mole dei selvatici da far incontrare al cane man mano che questo cresce.

Non dimentichiamo poi che appena uscito dalla scuola, il cucciolone è “un novello patentato” e diventerà un bravo cacciatore solo con l’esperienza che andrà a maturare nelle varie stagioni di attività venatoria che andrà ad affrontare.

 

di Bernardino Deiana educatore cinofilo
Tel. 348 2838116

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