La compagnia “Sos de razza” – Ars Venandi
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La compagnia “Sos de razza”

Letizia Forconi probabilmente è un nome che non vi suona nuovo. In passato vevamo parlato di lei e della sua passione per la caccia.

In quel redazionale si parlava del ristretto cerchio di donne che vanno a caccia, un’attività ritenuta inusuale per il gentil sesso ma che in controtendenza conta sempre più adepte.

Avevo accettato il suo invito di trascorrere una giornata di caccia grossa con la sua compagnia ed eccomi qua.

Posada, ore 6 del mattino di una domenica di gennaio. L’appuntamento è fissato nella piazza del paese ma sono in anticipo di qualche minuto, sento per telefono l’amico Mario Deledda, componente della Compagnia Sos de Paddedda e ne approfitto per prendere un caffè nel bar frequentato dalla sua squadra.

Schema grafico della prima battuta

Poco dopo incontro Letizia e assieme andiamo nella sede del capocaccia Urio Depalmas, per fare conoscenza con il resto del gruppo. La compagnia di Letizia è formata da 24 componenti e credo sia l’unica squadra in Sardegna che possa vantare la presenza di una donna, due ragazzi di 12 anni e una bambina di 9! Giusto per stare in tema di originalità, Letizia utilizza un combinato con canne sovrapposte in cal. 12 e .308W, probabilmente uno dei pochi in Sardegna.

La giovanissima Simona è cresciuta in una famiglia di cacciatori e fino alla passata stagione ha partecipato con buona costanza alle cene del dopo caccia. Ha quindi immagazzinato una serie di nozioni sufficienti a farle comprende le principali tecniche di caccia, non si puó certo dire che non stia facendo una buona gavetta! Se queste righe fossero state pubblicate su un periodico di più ampio respiro, aperto anche ai non cacciatori, qualcuno avrebbe con buona probabilità gridato allo scandalo.

Uno dei più preoccupanti nemici della caccia è la superficialità con la quale spesso si giudica la nostra ancestrale passione. Ipocrisia, disinformazione e arroganza dominano i “ragionamenti” esternati dagli anti caccia più accaniti e se uno di loro è un personaggio pubblico, stimato e credibile (vedi Luciana Litizzetto) giocoforza il suo pubblico di sostenitori si farà persuadere dalle sue idee, senza rifletterci più del dovuto.

Qualcuno potrebbe sostenere che far partecipare una bambina di 9 anni ad una battuta di caccia grossa possa considerarsi un’azione irresponsabile e diseducativa. Io invece sostengo fermamente che la caccia è un’ottima scuola di vita: bisogna infatti far fronte alle fatiche e portare a termine il lavoro assegnato, ci si deve comportare in maniera disciplinata e il lavoro di squadra rafforza lo spirito di collaborazione e l’altruismo.

Caterina, vista l’età, é seguita passo passo dal padre mentre Antonio, il fratello maggiore ha ormai conquistato il titolo di battitore che ricopre con orgoglio e impegno. Sguardo vispo e attento, non gli sfugge un dettaglio di ciò che gli accade intorno, l’amico Franco, 14 anni, è anch’egli un provetto cacciatore.

Il capocaccia Urio Depalmas

Partiamo dalla sede della compagnia per raggiungere nel giro di qualche minuto il terreno di caccia, a ridosso del paese. La compagnia Sos de Razza caccia nei dintorni di Posada e, l’unica destinazione fuori porta, è nei dintorni di Lodè.

Questa è la fortuna di abitare in un piccolo paese della Sardegna, circondato da terreni coperti da vegetazione.

Arrivati sul posto si attende l’alba riscaldati da un bel fuoco di canne, e nel frattempo arrivano alla spicciolata altri componenti che hanno saltato l’appuntamento in sede.

Letizia Forconi assieme a due giovani componenti

Gli istriani di Ulisse, alcuni segugi francesi e tanti meticci vengono sciolti ai piedi di un modesto rilievo. Le poste chiuderanno a monte la battuta, alcune su una striscia parafuoco e altre in passaggi obbligati.

Una battuta da svolgere in un paio d’ore, che sarà purtroppo senza esiti. Poco male, sono le 10:00, la giornata è ancora lunga. Ci spostiamo di qualche chilometro per affrontare una nuova battuta, una collina coperta da una pineta.

Le poste vengono posizionate in una strada di penetrazione agraria mentre i battitori spingono anche questa volta dal basso verso l’alto. I segugi dopo qualche ora riescono a portare in posta 7 cinghiali, cinque vengono abbattuti e due riescono, a causa di qualche padella, a farla franca.

Recuperati i cani e i cinghiali, ci spostiamo in una pineta per consumare uno spuntino. Un lungo tavolo viene montato e imbandito di salumi, formaggi, pane e vino.

Chiacchiere a fine battuta

Dopo un buon caffè servito da Letizia ci spostiamo nell’azienda agricola di Ulisse e Pino, provvista di un locale destinato alla macellazione.

Qui verranno lavorati i cinghiali con il metodo della scuoiatura e solo dopo aver adempiuto a questi obblighi ci spostiamo nella sede, per consumare il vero pranzo, ma vista l’ora è meglio chiamarla cena.

Qui ognuno ha i suoi compiti, c’è chi prepara le parti, chi cucina le interiora arrosto e chi si occupa di preparare la pasta mentre i bambini raccontano le loro esperienze, il tutto in un clima di festa, una grande vera famiglia unita dalla passione per la caccia.

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