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Pallettoni, un mito da sfatare

Ingiustamente radicata, rimpianta, ma specialmente sopravvalutata, la munizione spezzata per la caccia agli ungulati trova ancoraggio e leggenda nel mondo venatorio a parer mio del tutto immeritatamente.

Questo scritto non vuole essere una lezione di morale, ma una semplice riflessione documentata da dati e prove balistiche e di sicurezza, tendenti a dimostrare l’inefficienza venatoria e la scarsa balistica terminale di tale munizione.

Cominciamo a descrivere cosa normalmente si intende per cartuccia a ‘’pallettoni ‘’o in America ’’ buckshot’’;

Tanto per cominciare siamo nel mondo dell’arma ad anima liscia, cosa che già ci dovrebbe far riflettere sulla scarsa efficacia di cui invece noi abbiamo bisogno per la caccia agli ungulati e in maniera più specifica al cinghiale, abbiamo la presenza di normalmente 9 ma anche 8 o 12 sfere di piombo a cui niente imprime una direzione precisa, che fuoriescono dalla nostra canna in maniera totalmente casuale a seconda di come si dispongono al momento dell’esplosione della carica.

Tale fatto è dimostrabile vedendo le varie rosate a distanze diverse.

Premesso ciò, vorrei riuscire a far comprendere che l’efficienza terminale di tale munizione sia sufficiente all’abbattimento del selvatico solo nei casi che l’ingaggio avvenga ad una distanza talmente ridotta da essere perfettamente uguale la scelta di una munizione a palla, mentre, nel caso avvenga a distanze maggiori, potrà essere letale solo se, con assoluta casualità, lederà parti mortali.

La velocità iniziale delle munizioni, trattate delle migliori marche sulla piazza, possono raggiungere i 340 m/s, pensando che il più ‘’calmo’’ dei calibri rigati come il .308 w ne fa 780, la penetrazione in gelatina balistica è di 40/45 centimetri rendendo efficace il tiro a 25/30 metri massimo.

Ora vedremo il comportamento estremamente instabile della rosata formata da una munizione di una nota marca sparata da un semiautomatico con canna da 67cm e strozzatura media.

Distanza del bersaglio 30 metri; il colpo è stato esploso in foglio di carta della misura di 1.30 x 1.30 raffigurante un cinghiale di medie dimensioni a grandezza naturale, come potete vedere solo due pallettoni sono entrati in sagoma e gli altri hanno preso una direzione completamente imprevedibile.

Il comportamento non regolare dei singoli proiettili rende assolutamente causale l’abbattimento di un cinghiale stimabile in una trentina di kg sparato oltre i 25/30 metri e la scarsissima penetrazione e forza d’urto rendono altrettanto impossibile la penetrazione della coriacea e spessa cotenna di un animale sopra i 50 kg a distanze ancora inferiori.

Le sagome di un cinghiale di medie dimensioni sono state stampate su un foglio di cm 130 x 130. Il fucile, un Benelli Comfort cal. 12 con canna da 67 strozzatura a tre stelle. La distanza di tiro è 30 metri, il punto mirato è il cerchio rosso al centro della sagoma dell’animale. Emblematico il risultato: in tutti e due i casi il cinghiale pur ferito in maniera grave non si sarebbe fermato sul posto.

 

Conclusioni:

Il tipo di munizioni descritto rende estremamente pericoloso il suo utilizzo essendo scarsamente performante, perciò soggetto a rimbalzi più che a deformazioni.

Gli animali si sbagliano come e quanto con il tiro a palla essendo efficace solo con la parte centrale della rosata e non nelle sue parti periferiche.

Raggiunta la distanza di 25/30 metri alcuni pallettoni hanno comportamento imprevedibile che possono oltrepassare in altezza il bersaglio e proseguire la corsa ad altezza d’uomo.

Possibile ferimento non mortale di animali, uccisioni accidentali di cani che si trovano nelle immediate vicinanze del selvatico, tensione psicologica dovuta al fatto di esercitare un attività venatoria illegale sono solo alcuni dei motivi che dovrebbero spingere ad abbandonare questo genere di munizione.

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