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La paura dello sparo nel cane da caccia

Bracco italiano e doppietta a cani esterni, la più classica immagine di caccia

Lo sparo, ogni buon cacciatore lo sa, è l’atto che precede e che in parte determina la conclusione dell’attività venatoria, elemento non solo importante ma fondamentale per la riuscita della stessa.

Risulta chiaro quindi che un buon ausiliare non deve minimamente temere lo sparo, ma deve lavorare ignorandolo o addirittura attendere di udire quel suono rivelatore dell’abbattimento del selvatico per poter andare ad abboccarlo.

L’origine di tale paura non è sempre facilmente rintracciabile in qualsiasi cane. Bisogna stabilire se sia dovuta a caratteri genetici, tramandati insieme ad altre tare quali instabilità e altre paure eccessive, o a traumi avvenuti in passato e che hanno segnato la vita dell’ausiliare.

Nel primo caso la paura è pressoché inestirpabile e soggetta a ricadute, ed il soggetto andrebbe destinato ad altra attività (magari sarà un ottimo cane da compagnia) e tolto dalla riproduzione, in modo che non tramandi tale tara a progenie alcuna; nel secondo caso potrebbe comunque essere (a seconda dell’entità della paura) difficilmente estirpabile se non con un lungo lavoro e una buona dose di pazienza , senza la quale non si farebbe altro che peggiorare le cose.

Nel caso di una paura appresa (quindi potenzialmente curabile) dobbiamo ricordare che in natura il cane, o meglio, il lupo, rifugge qualsiasi stimolo doloroso, fastidioso o sconosciuto, e questa è una delle abitudini che per migliaia di anni ha permesso la conservazione della specie.

Pensiamo a un lupo che non fugge dinnanzi a un suono sconosciuto, per esempio il ruggito di un orso, ma aspetta il suo arrivo senza paura: quel lupo è segnato. In natura sopravvivono e perpetuano i loro geni solo gli animali più scaltri e che non rischiano inutilmente.

Quindi non stupiamoci se un cucciolo sussulta nell’udire uno sparo: bisogna fargli comprendere, pian piano, che lo sparo è un suono riconducibile a qualcosa di positivo e che farà parte della sua vita portandogli tante soddisfazioni. Nel cane, esiste un periodo sensibile che va dall’8° alla 10° settimana chiamato “periodo dell’impronta permanente della paura”, durante il quale l’animale non deve ricevere alcuno stimolo negativo che possa segnarlo a vita (per esempio uno sparo di forte intensità e a breve distanza).

Questo periodo serve in natura per insegnare all’animale da cosa deve fuggire. Ma il pericolo dei traumi non sussiste solo in questo periodo, ma, in misura minore, fino al compimento dell’anno di età.

Con questo non significa che l’addestramento dei nostri ausiliari debba cominciare dopo la 10° settimana o all’anno di età, ma solo che bisogna tener conto della sensibilità del cucciolone che non deve essere esposto a un addestramento traumatico, ma graduale e coscienzioso, soprattutto in questo periodo.

Curare la paura dello sparo, come detto prima, può risultare impresa ardua e non sempre segnata dal totale successo: meglio destinare questo obiettivo a un istruttore esperto o rieducatore .

Di solito “prevenire è meglio che curare e si ha una più alta percentuale di riuscita: quindi pensiamoci bene prima di prendere un cane e scegliamolo accuratamente. La scelta dell’ausiliare dovrebbe ricadere su una linea di sangue di comprovata efficienza venatoria, selezionata non solo per morfologia, ma per le attitudini lavorative, da allevatori scrupolosi e competenti che preservino il cucciolo da eventuali traumi e che allevino cani da avviare all’attività venatoria.

Possibilmente, una volta ottenute le informazioni sull’eventuale incidenza della paura dello sparo in allevamento, un test dei genitori del futuro allievo sul colpo di fucile sarebbe un buon modo per verificarne la vera efficienza in tal campo (durante i test i cani non devono mostrare nessun segno di paura o nervosismo per passare positivamente la prova).

Una volta preso il cucciolo e abituato alla nuova routine lo si può esporre allo stimolo dello sparo (pochi colpi al giorno e sparati a intervalli di qualche minuto magari, evitando le raffiche ) emesso da molto lontano, in modo da non infastidirlo, e farglielo associare a qualcosa di positivo (cibo, gioco, lodi) e, nei mesi successivi, aumentare l’intensità dello stimolo molto gradualmente e ridurre la distanza da cui viene emesso.

Se, man mano che lo stimolo diventa intenso il cucciolo mostra segnali di disagio, bisogna evitare di mostrargli qualsiasi attenzione, in modo da non rinforzare un eventuale paura, ma tornare all’intensità precedente dello stimolo e abituarlo bene a quella fase prima di passare al livello successivo.

MAI sgridare il cane! Evitare, almeno per le fasi iniziali d’abituazione del cucciolo al colpo, di sparare raffiche o di esporlo alle prime giornate di caccia, dove la confusione, l’entusiasmo e il grilletto facile di taluni verso qualsiasi cosa si muova, possono compromettere l’effettiva utilità dell’allievo nell’attività venatoria.

Questo è un buon modo di abituare il cane al frastuono della fucilata, e sicuramente riduce il rischio di eventuali traumi anche su un cucciolo ben disposto a sopportare lo sparo, ma ce ne sono tanti altri: sta all’istruttore trovare quello più adatto per il cane che ha fra le mani, l’importante è che segua questi parametri: deve rispettare il cane e deve essere efficace.

 

di Bernardino Deiana

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