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A colombacci nel Logudoro

Bonifacio Cuccu, Presidente di UCS

I primi giorni di Novembre sono stati caratterizzati da giornate quasi primaverili, l’autunno che si era affacciato ad ottobre sembra un vago ricordo, anche se quelle fredde giornate avevano fatto ben sperare per l’arrivo dei primi flussi migratori nella nostra Isola.

Vari contingenti di colombacci sono stati avvistati in entrata, da prima nella fascia costiera e poi man mano sempre più nell’entroterra alla ricerca di querceti e canaloni da colonizzare.

I presupposti per una buona annata venatoria quest’anno ci sono tutti, le ghiande ci sono un po’ ovunque, i tordi hanno già preso possesso degli olivastri, beccaccini e pavoncelle si scorgono nei pascoli allagati dalle piogge, c’e’ solo da sperare bene…

Per la prima domenica di Novembre Piero Cossa, poliedrico armiere di Ozieri e punto di riferimento per tutti i cacciatori della zona, ha organizzato un’uscita mirata a questo selvatico riunendo per l’occasione quattro amici provenienti da diverse zone della Sardegna.

La zona da lui prescelta era nei dintorni di Oschiri, in un luogo dove le osservazioni per capire i movimenti giornalieri e il luogo di rientro la sera gli avevano fatto registrare una assidua ed intensa presenza di colombacci.

Tony Vitiello

Nel giorno prestabilito ci siamo dati appuntamento prima dell’alba in un distributore della città di Ozieri, con la previsione di fare colazione insieme. In realtà non abbiamo trovato nessun bar aperto, forse anche a causa del cambio dell’ora legale che avrà confuso le idee a qualche barista.

Quindi ci siamo diretti verso l’ovile di­­­­­ Ziu Pietro scelto come base d’appoggio, dove abbiamo finalmente sorseggiato un buon caffè dopo di che, saliti in macchina, ci siamo spostati verso il versante Nord del costone che sovrasta la vallata.

Parcheggiate le auto abbiamo preparato l’occorrente, accompagnati dai nostri ausiliari, due Springer spaniel: Boss e l’esuberante giovane Ralf. Sfoderati i fucili, insieme a Piero distribuiamo delle Bornaghi Pigeon e Royal piombo 6 specifiche per questo selvatico con l’intento di testarle e ci scambiamo qualche battuta sulle nostre armi: c’e’ chi ai nuovi modelli di semiautomatico preferisce il vecchio ed inseparabile 304 Beretta, ma siamo tutti concordi sulla canna medio-lunga con abbastanza strozzatura per far confluire una rosata omogenea anche sulla distanza per concentrare qualche pallino in più sul selvatico.

Ci incamminiamo dividendoci verso due querceti in alto alla vallata, Piero porta con se Bonifacio Cuccu e Michele mentre io e Marco Loi ci dirigiamo verso sinistra posizionandoci tra querce secolari che portano ancora visibili i segni della raccolta del sughero.

Il movimento dei selvatici si fa desiderare anche se di tanto in tanto dalla parte dei nostri compagni d’avventura sentiamo delle fucilate che fanno ben sperare almeno per loro… poi d’un tratto un movimento tra gli alberi cattura la nostra attenzione: intravediamo cinque colombacci, purtroppo un pò troppo distanti per azzardare qualche tiro.

Tirare ai colombacci lunghi non conviene per diverse ragioni: in primo luogo perché potrebbero essere in fase di avvicinamento, in secondo luogo perché a quella distanza potremmo raggiungerli solo con qualche pallino e andrebbero poi a cadere altrove ed e’ un vero peccato aver tolto la vita cosi inutilmente.

Non so quanti condividono questo mio pensiero ma io la penso cosi, non sparo tanto per sparare… Così abbiamo fatto passare indenni i cinque colombacci nella speranza di qualche passaggio di altri soggetti più a tiro.

L’attesa si protrae, io e Marco scambiamo qualche chiacchiera e anche Boss attende impaziente di scorgere qualche veloce saetta. Ma in fondo la caccia è anche questo… una grande incognita della giornata, a volte il giorno prima ne vedi tanti ed il giorno dopo nemmeno l’ombra…

Ma difficilmente si tende a raccontare le uscite a vuoto, tendiamo sempre a ricordare qualche bel carniere o qualche bel tiro dimenticando in fretta le grandi padelle.

Bonifacio Cuccu

Decidiamo di spostarci in un’altra zona con la speranza di incontrare i nostri ambiti migratori, ed effettivamente mentre camminiamo per posizionarci, vediamo alzarsi diversi colombacci che prima del nostro passaggio erano intenti a mandar giù ghiande.

Ma ben presto ci rendiamo conto che sono andati via senza far ritorno, solo Bonifacio riesce a far un tiro prendendo il primo colombaccio della giornata.

All’ora di pranzo ci incamminiamo verso l’ovile dove il padrone di casa ci accoglie sull’uscio con la classica domanda “Come e’ andata?” Rompiamo l’imbarazzo di un uscita a vuoto con la classica risposta :“Diciamo che la mattina è andata…”

Prendiamo posto intorno al tavolo imbandito alla “maniera sarda”, con formaggi e diversi tipi di salsicce, mentre lo spiedo lentamente accompagna un cosciotto di capretto verso la cottura a puntino.

Marco scatta qualche foto mentre il lardo ammorbidisce la cotenna del tenero porchetto che gira sull’altro spiedo. Mentre mangiamo un buon vino accompagna i discorsi di Bonifacio che ci aggiorna su cosa bolle in pentola per noi cacciatori e ci informa sull’esito di un incontro avuto qualche giorno prima con funzionari della Regione.

Oggi più che mai credo che occorra esser uniti per riuscire ad attirare l’attenzione sui nostri interessi ed anche i presidenti delle associazioni iniziano ad esser fautori di questa unione.

Dopo esserci rifocillati decidiamo di tentare di nuovo, Bonifacio Piero e Marco decidono di salire sul costone di fronte all’ovile, mentre io e Michele decidiamo di rimanere nei pressi dell’ovile.

Non so cosa hanno fatto di preciso gli amici in alto, devo attenermi a ciò che hanno raccontato al rientro e soprattutto ai due colombacci che hanno portato… per quanto riguarda noi posso dire che non giravano, anche se qualche occasione c’e’ stata.

La prima mi si e’ presentata mentre con Michele mi dirigevo verso la postazione prescelta, un colombaccio scendeva verso il canalone al di sopra dei grandi alberi e nonostante il tiro teso e non facile per la copertura si è inchiodato cadendo distante ma Boss dopo poco è rientrato con un grosso esemplare in bocca, mentre Michele mi chiedeva cosa avevo sparato: una Royal, grande cartuccia con una bella velocità con altrettanta forza di penetrazione anche a distanza.

Messo l’animale con rispetto dietro la cacciatora ci dividiamo posizionandoci a trecento metri l’uno dall’ altro. Salgo sul punto più alto dove la visuale mi permette di scrutare i movimenti da lontano.

Poco dopo mi si presentano quattro colombacci che puntano ignari verso di me. Carico il fucile con le Pigeon ed aspetto impaziente rannicchiato dietro un cespuglio, sono entrati di punta e scelto il momento esplodo le tre Pigeon che fanno la loro parte fermandone due. Boss parte in quarta verso il punto di caduta salta un muretto a secco rivestito di fitto mirto e, appena il tempo di raccogliere i bossoli esplosi, torna verso di me senza alcun selvatico.

Sorpreso mi dirigo verso il punto di caduta, il cane non mi segue e questo mi lascia ancor più perplesso, ma presto capisco il perché… davanti a me c’è un altissimo strapiombo! Adesso mi e’ chiaro il comportamento di Boss che per fortuna è riuscito a bloccare la sua frenetica corsa appena in tempo sul dirupo!

Decido di spostarmi da quel posto che, pur avendo una visuale favorevole, presentava un pericolo troppo grande. Il pensiero di aver messo a rischio la vita del mio cane mi ha angosciato. Ho però imparato la lezione: quando ci si trova in un posto sconoscito occorre scrutarlo a 360 gradi, in modo da conoscere con precisione cosa c’è intorno.

Mi sposto più in basso e mi posiziono in mezzo agli alberi cercando un angolino con una visuale maggiore. Ne abbatto ancora tre e ne sbaglio altri due, il tramonto è alle porte e decidiamo di rientrar all’ovile, ci facciamo una foto di rito e chiacchieriamo sulla giornata poco proficua rispetto alle aspettative sorseggiando un caffè accompagnato dall’ammazza caffè…Ci reputiamo soddisfatti ugualmente della bella giornata trascorsa insieme e dell’ospitalità ricevuta, con l’augurio di rifarci la prossima volta…

 

di Tony Vitiello

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