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Migratoria: un occhio al futuro

Robin Roverati nelle vesti di inanellatore

Un’altra stagione venatoria si è conclusa e tirando le somme possiamo asserire che per quanto riguarda i migratori non è stata una stagione poi tanto malvagia.

Pensando al futuro però, dovremo migliorare la programmazione venatoria e in particolare, ragionarla anno per anno.

Attraverso i censimenti primaverili si dovrebbero dare specie e quote sino a dicembre dello stesso anno, poi una volta analizzati i dati autunnali si procederebbe entro il mese di dicembre a stabilire le quote e i periodi che seguiranno e promulgare il calendario per il periodo del nuovo anno (Gennaio-Febbraio).

Questo sistema permetterebbe in base ai dati del ripasso di stabilire la percentuale che potrebbe “non sopravvivere” alla migrazione ed in base a quella stabilire quanti sono gli abbattimenti che si possono programmare e consentire.

Oggi, per tante e svariate ragioni, insidiare i migratori specialmente nelle zone ristrette di transito cinque giorni a settimana o sette su sette in altri paesi sia della UE che del sud Mediterraneo, è palesemente folle dato che se non gli si lasciano dei giorni uguali ovunque liberi al transito (corridoi di salvezza) queste specie continueranno a diminuire sino a scomparire nel prossimo futuro.

La scelta fatta dalla Sardegna di adottare due giorni fissi alla settima più qualche festivo infrasettimanale è stata ben ragionata e ha permesso alla nostra Isola di avere ancora una decente presenza di migratori che con una cosi “tollerabile” pressione venatoria si fermano più a lungo che altrove anche grazie a un buon habitat e alla presenza di pastura in un clima ideale per molte specie.

 

di Robin Roverati

 

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