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I cinghiali dell’alta Gallura

Nel nostro incessante viaggio alla scoperta delle compagnie di caccia grossa della Sardegna, abbiamo fatto tappa in Gallura, terra di selvaggia bellezza e patria incontrastata del Re del bosco.

Qui la pioggia, il vento, il sole e il gelo, hanno prodotto fantastici monoliti: orsi, elefanti, leoni, foche, rettili, bestiario favoloso di un giardino pietrificato. Se il vento ha effetto sulle pietre, immaginiamoci sulla vegetazione. Il suo soffio e il sale che trasporta stremano gli alberi. I lentischi e gli olivastri sopportano la calura, ma non la spinta del vento (li si vede prostrati con la chioma sviluppata da un unico lato, come bandiere issate su aste deformi).

Vicino alla costa, dove il vento è spesso impetuoso, la macchia non ha la forza di ergersi; solamente all’interno prende vigore e portanza, ma è nelle valli più recondite che diventa vera foresta. Vi predominano, in successione altimetrica, prima la sughera e poi il leccio.

In questo panorama ambientale il cinghiale ha trovato un habitat che gli ha consentito di raggiungere una diffusione importante su tutto il territorio. Ma i fattori che hanno contribuito allo stato di salute del cinghiale sardo in Gallura sono diversi, il più importante è, con tutta probabilità, la quasi assenza di bracconaggio durante il periodo primaverile-estivo che consente alle già prolifiche scrofe, di portare avanti fino a due figliate all’anno.

Così, a fine stagione venatoria, le classifiche delle compagnie di caccia grossa vantano numeri da record: la media è sopra i 40 e non di rado si arriva a più di 150 cinghiali incarnierati in una stagione.

Sono stato a Santa Teresa Gallura, ospite della squadra “Monte Maltinu” capitanata dal giovane capo-caccia Angelo Giagoni. Ventitre componenti e una storia lunga circa trent’ anni durante la quale più volte si è sfiorata la soglia dei 100!

L’appuntamento è per le otto al bar e dopo un caffè bevuto in compagnia di Roberto Cadau e dell’amico Daniele Carrada ci avviamo a destinazione dove il resto della squadra si è riunita. Siamo poco lontani dall’abitato di Santa Teresa, la prima battuta, la più impegnativa, occuperà tutta la mattina.

I pochi battitori si avviano alla sciolta dei cani mentre le poste circondano un piccolo rilievo dominato da una caratteristica conformazione rocciosa tipica della Gallura.

Il raggio di tiro è ampio e a tratti supera i 150 metri, questo grazie alle larghe fasce pulite che delimitano la battuta. In queste condizioni una carabina dotata di ottica da battuta sarebbe un’arma vincente, grazie alla precisione dei tiri medio lunghi che è in grado di fare.

I battitori, una volta liberati i cani, rimangono fuori dalla battuta, anche perché la vegetazione è fitta al punto da poter essere attraversata solo dai cani. Questo metodo è il più produttivo e consente di risolvere in maniera più o meno veloce battute caratterizzate da vegetazione impenetrabile. Dal canto loro, gli ausiliari giocano un ruolo ancor più importante nella partita con il cinghiale, e le aspettative che riversiamo su di loro non vengono tradite e in poco tempo i cani spingono il primo cinghiale verso le poste.

Dopo qualche minuto di incessante canizza l’irsuto mette il muso fuori dalla macchia e viene accolto, scontato dirlo, con un tiro a palla che però non sortisce l’effetto desiderato. Poco male perché il cinghiale forzato dai cani esce nella successiva posta che stavolta azzecca il tiro. Fra la nostra postazione e la successiva ci sono almeno 300 metri in linea d’aria, questa scelta strategica è stata dettata dal basso numero di poste a disposizione e dall’esperienza accumulata negli anni.

Ma la caccia riserva costantemente delle sorprese, infatti lungo l’ampia fascia scoperta passa indisturbato un cinghiale. In Gallura i cinghiali non mancano davvero e, poco dopo, una posta ferma una bella scrofa di una trentina di chili.

Alle 14 arriva il momento della pausa pranzo, ma la compagnia “Monte Maltinu” non si ferma in chiacchiere e dopo un breve spuntino si riprende la caccia.

Durante il pomeriggio si decide di affrontare battute più sbrigative, visto il forte contributo che i cani hanno dato durante la mattina. La prima battuta pomeridiana si conclude in poco tempo senza grosse sorprese, il cinghiale braccato dai cani riesce ad uscire fuori battuta indenne. L’ultima battuta della giornata è confinante con la prima, alcune poste vengono posizionate a poca distanza l’una dall’altra in un punto in cui generalmente il cinghiale attraversa per portarsi in salvo.

Diversamente a quanto successo in mattinata, il cinghiale scovato si comporta come previsto e punta dritto vero il punto di maggior affollamento di fucili. La tensione è alta, il cinghiale è a pochi metri da noi, dietro un muretto a secco che si appresta a saltare. Sentiamo gli zoccoli sulle pietre e l’affanno tipico del cinghiale braccato, i fucili sono pronti e il vento a nostro favore ci fa sperare, ma il cinghiale sfila lungo il muretto e attraversa la linea delle poste in un passaggio particolarmente sporco senza subire nessuna conseguenza. Intelligenza, casualità o esperienza, questo non ci è dato sapere ma la caccia ci piace proprio perche è fatta così.

Recuperati i cani ci spostiamo nella casa di caccia, molto accogliente e attrezzata alla perfezione per la lavorazione degli animali. Do uno sguardo alla classifica, aggiornata prontamente dal capo-caccia, e mi conferma i numeri di tutto rispetto che la Gallura regala, segno di un territorio in ottimo stato di conservazione e soprattutto un territorio dove il bracconaggio è una cosa per pochi.

di Marco Loi

 

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