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Cani d’altri tempi

Non è raro, sfogliando le vecchie foto della raccolta “uomini e cacciatori di Sardegna” di Vincenzo Carta, trovare interessanti testimonianze riguardanti le razze canine più diffuse un tempo più nella nostra Isola.

Sono innumerevoli i braccoidi leggeri, meglio conosciuti come bracco-pointer, ma ben più interessanti sono i cani di origine nostrana, caratterizzati da una struttura forte e funzionale con un tipico mantello striato.

Pur non avendo una buona omogeneità, questi cani erano abbondantemente diffusi e utilizzati sia come cani da pastore per la difesa del gregge, sia come cani da caccia.

 

È facile ipotizzare che due secoli fa non si disponesse delle risorse economiche per mantenere diversi cani, di conseguenza quello posseduto doveva essere in grado di adempiere a svariati ruoli. In quell’epoca la Sardegna era meta di forestieri, provenienti principalmente dalla Toscana e impegnati in attività di deforestazione.

Secondo una tesi discussa ma apparentemente plausibile, alcuni di loro portarono dei segugi che, incrociatisi con i cani sardi dal mantello striato, diedero vita a nuovi esemplari che manifestavano a loro volta la particolare caratteristica cromatica: gli attuali segugi maremmani.

In queste foto, risalenti a qualche decennio fa, è facile individuare tali cani. Al fine di aprire un dibattito a riguardo, invitiamo i lettori in possesso di elementi storici interessanti, a contribuire con la propria testimonianza, inviandoci una mail all’indirizzo: redazione@arsvenandi.net

Peppino Chessa e Francesco Dore in uno scatto del 1914

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