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Caccia grossa a Palau

E’ un semplice lunedì mattina quando riceviamo la chiamata di Sergio, un caro amico di Olbia, che ci invita a partecipare con la sua compagnia alla battuta del giorno 5 Gennaio e lo accogliamo con molto entusiasmo.

La settimana passa in fretta e arriva la domenica mattina, con il mio compagno Cristian ci svegliamo alle 5.00, facciamo colazione e carichiamo la macchina per raggiungere alle 6.30 a Olbia l’amico Sergio. Passiamo a prendere Mario, un altro componente della compagnia e dopo un caffè veloce al bar partiamo, direzione Palau!

Durante il viaggio osservo il paesaggio tipico della Sadegna che in questi anni ho avuto occasione di conoscere bene ed iniziano ad accennarmi che se proprio avrei voluto entrare a battere caccia mi avrebbero affidato a Piero un signore di 72 anni. Arrivati a Palau passiamo a prendere anche lo zio di Sergio, Lucio e lì faccio anche una prima conoscenza di Piero che rimane un po’ stupito ed incredulo quando i compagni lo avvertono che per questa giornata, gli avrei fatto compagnia in battuta. Partiamo per incontrare il resto della squadra che scopro chiamarsi “La Multa” composta in totale da 26 elementi a partire dal più anziano proprio il capo caccia Antonio Mendola che vanta ben di 94 anni al più giovane Matteo di 14 anni, mi presento a tutti, percepisco dai loro occhi lo stupore e la curiosità nel vedere una ragazza a caccia che per di più chiede di non essere messa in posta ma di entrare come battitore.

Capisco, poco dopo arrivati al punto della prima cacciata, il perchè di quell’incredulità, vedo davanti a me un canalone pieno di rocce, ginestre, rovi, peri selvatici e cisto ma non mi faccio intimorire prendo il mio calibro 20, le cartucce a palla, panino, acqua e sono pronta a partire!

Mi avventuro in battuta con Piero che scopro con mio stupore e ammirazione che alla sua età ha ancora fucile, cani ed entra nel bosco come un ragazzino non si fa fermare da nulla!

I loro cani non sono i tipici cani da caccia grossa, non allungano molto e li devi accompagnare dentro la battuta ma sono comunque buoni cani da caccia e i battitori sanno come guidarli ad un certo punto sentiamo un cane abbaiare a fermo, Piero mi dice che c’è il cinghiale, poco dopo cercando di avvicinarci gli altri cani prendono il via e vanno a forzare il cinghiale che parte verso la posta di Sergio e viene preso.

Avanziamo ancora un po’ e Piero salta il canale per accompagnare i cani e mi dice di aspettare su una roccia le sue indicazioni, in quei minuti su quella roccia ho avuto la possibilità di ammirare il bellissimo panorama da cui si intravedeva l’arcipelago della Maddalena e la Corsica, ovviamente da appassionata di foto quale sono non potevo non tirare fuori il telefono ed iniziare ad immortalare quel magnifico paesaggio che mi circondava.

Qualche minuto dopo mi chiama Piero che mi dice di avanzare un pochino rimanendo comunque vicino al canale perchè più su ci sono le poste e tra una voce e l’altra mi inoltro nella battuta cercando di non rimanere incastrata nel rovo e di mantenere l’equilibrio tra le rocce, ad un certo punto dalla radio mi dicono di non proseguire e non urlare perchè i cani hanno tracciato qualcosa, inizia la seguita i cani sono più avanti di me e anche Piero che è andato in loro aiuto, mi suggeriscono di rimanere pronta anche se stava già salendo verso le poste, allora trovo un punto alto su una roccia dove penso che sotto possa esserci il suo passaggio, carico il fucile tenuto fino ad ora in sicurezza ed inizio ad urlare per forzarlo ad andare verso le poste, ma tutto ad un tratto eccolo sbucare improvvisamente sotto di me, prorpio dove pensavo e boom gli faccio una fucilata (che poi scopro avergliela fatta bassa rompendogli il piede anteriore) riparte mi sparisce per un attimo dietro un cespuglio e lo rivedo alla mia sinistra salendo il costone, ho lo spazio di solo un tiro, mi concentro, imbraccio il fucile, gli metto il mirino sopra e sparo.

l’autrice Claudia Cucchi

Capisco subito di averlo preso sul posteriore perchè si alza e cade all’indietro urlo “L’ho preso! Ragazzi l’ho preso!”, dalla radio sento le risate degli altri battitori che comunicano agli altri componenti della squadra che “la mortu sa femmina!” (l’ha ammazzato la ragazza!) ovviamente detto in Gallurese, mi avvicino al punto dove l’ho visto cadere ma non c’è, subito dentro di me la felicità diventa preoccupazione che possa essere andato via ferito, arrivano anche i cani e dopo una breve sosta corrono giù verso il fiume che si trovava a qualche metro da me, vedo il sangue a terra e decido di dar fiducia ai segugi e li seguo, scopro che è ferito incastrato nel canale tra le rocce con 8 cani che lo tenevano, di primo istinto inizio a chiamare aiuto per finirlo, la prima persona che arriva è ovviamente Piero tenta di fargli una fucilata ma anche lui rimane un po’ titubante per via dei cani. Salgo un metro più su per controllare se ci fosse qualcuno vicino per darci una mano, mi viene allora in mente che ho la radio e chiamo “Per favore c’è qualche battitore o posta che si può avvicinare con un coltello ed aiutarci?”, mi risponde Giovanni, un altro battitore più su di noi, che si affaccia sul canale ma il posto è troppo brutto per scendere ma mi tranquillizza dicendomi che farà il possibile per raggiungerci.

Raggiungo di nuovo Piero nel canale che tiene il cinghiale e cerca, inutilmente, di allontanare i cani che ormai, presi dalla foga e dall’adrenalina non lo avrebbero mai mollato, dentro di me si accavallarono un sacco di emozioni, la felicità di averlo preso in mezzo ad una battuta non semplice, la tristezza della sofferenza che stava avendo e l’ansia che Giovanni arrivasse il più presto possibile per fermarle quest’agonia.

Nel frattempo mi arriva la chiamata di Cristian, il mio fidanzato, che mi chiede se fosse vero il fatto che l’avessi preso gli rispondo “Si Cri ho fatto il mio primo cinghiale da battitore!”, scoppio in lacrime e lui si mette a ridere, finalmente arriva Giovanni, l’agonia del cinghiale finisce e con Piero si avvicinano per stringermi la mano e complimentarsi. Li aiuto con i loro fucili, tirano fuori il cinghiale da quel canale e scopro che è una bellissima scrofa, subito dopo chiedo se qualche cane sia stato ferito dai morsi della scrofa ma per fortuna stanno tutti bene. Ripartiamo con la battuta e sul finire scoviamo un altro cinghiale che viene abbattuto da Fortunato.

Mi chiamano alla radio per avvisarmi di salire nel punto in cui è stato lasciato il cinghiale e che per la seconda battuta mi avrebbero messo in posta essendo molto veloce. Arriva ad aiutarmi Simone un giovane ragazzo, mi accompagna in posta e mi spiega molto gentilmente come mettermi e dove sparare in sicurezza. La seconda battuta dura circa 20 minuti, come mi avevano preannunciato ma non troviamo niente così, a battuta finita, mi raggiunge l’ultima posta Antonio, il figlio del capo caccia, e insieme scendiamo a recuperare il cinghiale e tutte le altre persone per ritornare alle macchine.

Arrivati al punto di ritrovo per il pranzo vengo accolta da un sacco di complimenti, sorrisi e tutti si avvicinano per stringermi la mano insomma, una vera festa sono d’avvero contenta, tra di loro c’è ovviamente anche Cristian che con un sonoro bacio mostra tutta la sua fierezza e contentezza. Ringrazio tutti e mi siedo a mangiare un boccone prima di ripartire per l’ultima battuta che si rivelerà anch’essa senza esito.

Rientriamo alla casa di caccia al calar della sera, in lontananza si possono notare le luci di Palau e dell’isola della Maddalena, la compagnia procede alla pulizia dei cinghiali e ai prelievi, lì scopro con rancore che la mia scrofa era incinta, è la seconda che mi capita quest’anno e mi rattristo anche se so benissimo che durante la loro corsa questo non lo si può prevedere.

Come di consueto durante la cena si ripercorrono tutti i momenti della giornata con delle simpatiche battute e prese in giro e vengo un po’ “intervistata” su come sia scaturita la mia passione per la caccia e così tra una chiacchera e l’altra, si fanno le 21.30, noi abbiamo un po’ di strada da fare, salutiamo e ringraziamo tutti per la bellissima giornata passata e ci rinnovano l’invito a passare un’altra domenica con loro.

Devo ammettere che prima di quella sera ero un po’ titubante a partecipare alla cacciata per la mia timidezza, erano persone che non conoscevo e non sapevo come potevano prendere il fatto che una donna entrasse a battere caccia ma devo dire che questa mia paura era infondata, la compagnia “La Multa” è una compagnia ospitale, molto unita e coesa, c’è rispetto tra tutti i componenti e l’allegria la fa da padrona. Una particolarità che ho potuto notare di questa compagnia è che prima della battuta, per determinare la posta dove ogni singolo componente andrà, si estrae da un sacchetto un numero cosa molto originale ed equa in quanto nessuno può scegliersi la posta in cui mettersi. E poi non tralasciamo i battitori, l’anima della battuta, riescono abilmente a tagliare il bosco e a non tralasciare nessun cinghiale, anche non vedendosi si capiscono perfettamente comunicando con la radio che secondo me in campagna è un elemento essenziale in quanto non sempre i cellulari prendono ed in una compagnia di molti elementi è essenziale che ogni persona ne abbia una.

Rientro a casa che è quasi mezzanotte, sono stanca, faccio una doccia veloce, mi butto sotto le coperte e prima di addormentarmi ripercorro tutti gli istanti di questa giornata che difficilmente dimenticherò.

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