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La lepre sarda

È stata introdotta in Sardegna dal nord Africa in epoca preistorica o dai Cartaginesi ed è presente nelle pianure, nelle aree collinari e montuose ed è rara solo in quelle con pratiche agricole intensive.

Purtroppo non vengono condotte ricerche sulle popolazioni per darci un quadro realmente attendibile della situazione, sia per documentare eventuali differenze fenotipiche, che per programmare interventi sanitari e piani di prelievo oculati.

La lepre è un erbivoro in senso stretto, si ciba di essenze pabulari spontanee e coltivate, il contenuto di acqua delle piante e la rugiada sono sufficienti per il fabbisogno.

L’intestino cieco della lepre ha un grande sviluppo e può incamerare una quantità di cibo superiore a quella contenuta nello stomaco.

A tale particolarità è connessa la cosiddetta ciacotrofia o scatofagia, che consiste nel far passare due volte il bolo alimentare attraverso il tubo digerente, inghiotte una seconda volta gli escrementi molli e avvolti di muco prodotti dalla prima digestione per una più completa assimilazione delle vitamine del gruppo B e C e dei prodotti della degradazione della cellulosa.

Le lepri che ho cacciato negli anni 60 – 70 erano nettamente diverse da quelle presenti, erano più snelle, le adulte pesavano massimo 1,5Kg , avevano zampe e orecchie più lunghe e le chiamavamo “lepiri matacai” o “sizzi origasa”.

Negli stessi anni, illuminati esperti si ostinavano a lanciare lepri europee (lepus europaeus) che definivano con l’epiteto “lepiri maltesu” e le descrivevano “mannus che crabittus – drollas – du boccis a fusti”.

Questi soggetti venivano attribuiti alle sezioni dei cacciatori che incrementavano il tesseramento e spesso facevano parte del montepremi di gare di tiro al piattello.

Ho avuto il piacere di valutare diversi soggetti catturati in aree diverse, le prime giornate e ho accertato che le “regole di Bergmann e di Allen” stanno avanzando e mi chiedo, biascicando, rivedrò matacai – sizzi origasa che sfidando badruffa e cruccueu, ausiliari lepraioli, diceva: costa costa tottu sa dì è nosta, punta a susu no mi sighei prusu, punta a basciu sa vida si lassu!

 

di Franco Pascalis Ibba

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