L’avversione alla guidata – Ars Venandi
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L’avversione alla guidata

Un altro grave difetto che possono palesare i nostri amati ausiliari è l’avversione alla guidata.

Per completezza nella disamina della questione è opportuno fare una rapida premessa: il cane guida per mantenere il contatto olfattivo diretto con la selvaggina che sfila di pedina.

In altre parole una volta fermata, se tenta di sottrarsi di piede, il cane sente diminuire l’afrore della preda perseguita, e spontaneamente, cerca di riagganciarla nel vento, seguendola con prudenza (senza forzarla).

L’avversione alla guidata è un gravissimo difetto e ho notato che si palesa maggiormente nei cani che hanno scarsa dimestichezza nel cercare l’effluvio della selvaggina nel vento e in quelli particolarmente sensibili, con carenze olfattive marcate che per evitare di mettere in volo una preda di cui non riescono a individuare la precisa collocazione nel terreno, preferiscono non muovere un passo, rischiando così di farla allontanare inesorabilmente.

Sono gli stessi cani che hanno grosse difficoltà a discernere l’emanazione diretta della selvaggina da “odori” di selvaggina che provengono dalle “fatte”, dalle pasture o da giacigli temporanei.

Situazione tipica è quando il cane, giunto in prossimità di un luogo dove si trova una beccaccia impaesata, ricco di fatte sparse in alcuni metri quadrati, s’inchioda, il cacciatore si avvicina al cane per servirlo e invitato a concludere, il cane molla lentamente la tensione della ferma, inizia a muovere la tasta a destra e a sinistra, fino a quando non rompe e parte alla ricerca della beccaccia che non ha idea di dove possa essere, (magari con il naso per terra come un segugio in procinto di arrivare al covo della lepre).

E mentre il cacciatore si interroga a chi regalare “questo splendido soggetto”, la beccaccia parte alle sue spalle o di lato, oppure quaranta metri più avanti coronando così un’azione di caccia da dimenticare.

Sono convinto che le beccacce “scaltre” le fanno i cani brocchi.

Un cane da ferma giunto in prossimità di una zona come quella sopra descritta, capendo di trovarsi in una rimessa frequentata, cerca, disponendosi da solo a buon vento, di infilare l’emanazione della beccaccia, sapendo che il suo amato padrone non ha interesse a sparare alle “fatte”, di conseguenza non le ferma come se fossero una beccaccia da cinquecento chili.

Ferma la beccaccia, la quale se ha la brillante idea di divincolarsi dall’insidia sfilando di piede, il cane molla la ferma, e sempre mantenendo un contatto diretto con la fuggitiva, inizia a guidare fino a quando Lei non deciderà di fermarsi.

Vedrete che se avete un cane che mantiene la condotta sopra descritta non avrete più a che fare con beccacce e pernici che partono cinquanta metri davanti al cane in ferma, ma quando decideranno di involarsi saranno sempre e comunque a tiro del vostro fucile.

Il rifiuto di guidare o l’incapacità di eseguire la guidata proficuamente non è sempre e solo colpa del cane, talvolta il proprietario – conduttore – cacciatore ci mette del suo.

Ad esempio conducendo il giovane allievo sempre con un cane capace che gli risolve i problemi quando vengono a presentarsi, come per l’appunto “tenere” la selvaggina che va via di piede.

Poi quando il cane si troverà da solo ad affrontare in campagna queste tipologie di problemi si troverà in grossa difficoltà.

I cani da ferma non imparano per emulazione, ma per esperienze vissute in primis sulla loro pelle.

In prova, quasi sempre, la guidata è a comando del conduttore, questo a parere dei buon pensanti è giustificato dal fatto che se la selvaggina parte mentre il cane guida, allo stesso viene imputato lo sfrullo.

A mio modestissimo parere, condiviso tra l’altro da cospicue frange di Giudici, conduttori e cinofili, si tratta di una forzatura, per il semplice motivo che la selvaggina non pedina a comando e quindi se il cane attende il conduttore prima di iniziare a guidare è verosimile che si sia allontanata talmente tanto che il naso dell’ausiliare non la percepisce più.

In casi non estremi, taluni capaci conduttori riescono anche ad insegnare al cane a guidare, tenendo un contegno di persuasione, con piccoli calci nel sedere o “lanciandolo” dopo averlo afferrato per il collare, ottengono che il cane avanzi a sbalzi per rifermare magari un selvatico compiacente come una gabbiarola.

Sarà un’azione artificiosa e difficilmente replicabile con animali veri, pertanto consiglio di non usare i cani che palesano tale avversione in riproduzione.

 

Di Pierpaolo Pirisi

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