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La mancanza di collegamento

L'educatore cinofilo Bernardino Deiana

La mancanza di collegamento avviene quando il soggetto ignora la presenza del conduttore, non tenendo conto minimamente dei suoi spostamenti, restando sordo ai suoi richiami e andandosene a caccia per conto suo. Grave difetto per qualsiasi razza da ferma, si riscontra maggiormente fra i soggetti di razza inglese (Setter e Pointer), ma non sono immuni da questo problema neppure le razze continentali.

Cause:
vanno ricercate in tre fattori: uno genetico, uno ambientale e uno sanitario. Per quanto riguarda il lato genetico, è possibile trovarci di fronte a cani, con poca predisposizione per il lavoro con l’uomo. Ad esempio può capitare con cani per natura molto timidi e instabili, o anche con cani sicuri di se ma ai quali non interessa la collaborazione col conduttore.
per quanto riguarda il fattore ambientale la causa più frequente va di solito ricercata nelle interazioni che l’uomo ha avuto con il cane: cani che hanno vissuto per i primi 4 mesi di vita nel box dell’allevamento non avendo visto (quasi) altro che cani, imparano a rapportarsi bene coi conspecifici ma possono avere seri problemi a relazionarsi con la specie umana; un’altra causa può essere la mancanza di relazione (tipico caso del cane chiuso in box tutto l’anno che esce solo per andare a caccia) o la mancanza di educazione e addestramento e di conseguenza di leadership da parte del proprietario, che spinge il cane guidato da forte passione per il selvatico a cacciare da sé.
infine, l’ulteriore motivo che può indurre il cane a “perdere di vista il conduttore” può essere di tipo patologico: problemi relativi all’udito o alla vista, ad esempio, possono portare il cane ad avere difficoltà nel tener d’occhio le azioni del cacciatore.

Possibili rimedi:
riguardo le cause genetiche, possiamo fare ben poco, in quanto se il cane non ha nel suo bagaglio genetico il desiderio di collaborare con l’uomo non possiamo insegnarglielo noi, se non con risultati deludenti riguardo un addestramento al lavoro (ciò non preclude, se il cane non è aggressivo, il suo utilizzo come animale da compagnia); riguardo alle patologie legate alla percezione degli stimoli, la cosa migliore da fare è curarle se possibile e dopo di che, se il cane ha le carte in regola per andare a caccia lavorare su educazione e addestramento (teniamo anche conto della sua età: se un cane anziano ha qualche acciacco è normale, mandiamolo pure “in pensione” se non è in grado di lavorare, lasciandogli godere gli ultimi anni di vita come cane da compagnia).
Riguardo al fattore ambientale, il cucciolo che prima dei quattro mesi non si è relazionato con l’uomo rimane una grossa incognita: ci sono quei cuccioli vivaci e socievoli che fanno amicizia con qualsiasi essere vivente, i quali probabilmente possono ancora fare al caso nostro, ma ci sono anche cuccioli timidi o scontrosi che probabilmente, anche da adulti, non vorranno saperne di collaborare con noi.
Riguardo al cane adulto che non considera minimamente il conduttore per motivi relazionali possiamo provare a instaurare una relazione con lui: passare del tempo assieme, non annoiarlo, cominciare con piccoli esercizi progressivi relativi all’educazione, farlo sgambare quotidianamente, sono tutte azioni che possono fare miracoli riguardo il cambiamento positivo di un soggetto: diventando un punto di riferimento credibile per il nostro ausiliare, ci garantiamo un collegamento sicuro e una collaborazione proficua. Facciamogli capire che ogni volta che ci guarda e che si rivolge a noi succede qualcosa di bello e inaspettato, che niente e nessuno potrà dargli.

 

a cura di Bernardino Deiana

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