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La ferma in bianco

Ci accingiamo ad intraprendere un percorso che ci condurrà alla disamina di quelli che oggettivamente vengono riconosciuti come difetti del cane da ferma e specificatamente: la ferma in bianco, lo sfrullo, il trascuro, il dettaglio, l’avversione alla guidata e il movimento della coda in cerca (per gli inglesi).

Per taluni di questi atteggiamenti appena elencati si parlerà di errore se accadono sporadicamente o gravi difetti se costantemente espressi dall’ausiliare.

Iniziamo con la ferma in bianco.

William Arkwright definiva la ferma in bianco “difetto capitale” e a ben pensarci non credo esagerasse.

Immaginatevi un cane che nell’ arco di una giornata di caccia va continuamente in ferma e una volta raggiuntolo e piazzati per servirlo non “parte” niente da dove indica.

Il susseguirsi di questa situazione, oltre a portare allo scoramento il conduttore-cacciatore, induce nello stesso uno stato di sfiducia nell’ausiliare fino al punto di non credere più allo stesso e nella ipotesi in cui dinnanzi a lui si materializza la selvaggina perseguita, il cacciatore non è mentalmente pronto ad agire per una positiva conclusione dell’azione.

Taluni cacciatori, viceversa, che conoscono a fondo il loro cane sono in grado di discernere la ferma in bianco da quella che non lo è, ovviando alla situazione sopra descritta in modo empirico.

Alcuni cani che fermano in bianco, però, manifestano nella postura la stessa tensione che mostrano nella ferma “vera”, in questo caso sarà molto complicato capire.

I motivi che inducono l’ausiliare a fermare in bianco possono essere molteplici e generalmente genetici.

Una particolare sensibilità del cane a uste di vario genere e non sempre riconducibili alla selvaggina cacciata, oppure segnalare con una ferma protratta nel tempo i luoghi di pastura che la selvaggina però ha abbandonato da tempo, sono tutte situazioni che palesano gravi carenze olfattive.

Il difetto se radicato è difficilmente correggibile. Un buon conduttore, se la tara non è molto marcata e se si interviene nell’età giusta del cane, può limitare il difetto sino ad eliminarlo completamente.

Ci sono situazioni in cui è palese che dinnanzi al cane in ferma non ci può essere la selvaggina; in questo caso il cacciatore accorto, giunto in prossimità dell’ausiliare, non si dovrà piazzare per sparare, ma incitare il cane a riprendere celermente la cerca.

In conclusione per evitare di assistere a quei grotteschi siparietti di conduttori che danzano dinnanzi al cane per involare un fantomatico animale che mai si materializzerà oppure per non vedere più quei cacciatori, che simili a statue di cera si piazzano di fianco al cane, rafforzando nello stesso l’errata convinzione che per terra qualcosa c’è, è opportuno evitare innanzitutto di mettere in riproduzione cani che manifestano questo difetto e nel caso in cui il difetto sia lieve non accentuarlo con una errata conduzione del soggetto.

di Pierpaolo Pirisi

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