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I setters di Roberto Cuccu

Bull, il setter bianco arancio fratello di Charlie

­Tra i personaggi che hanno contribuito maggiormente a far conoscere ed apprezzare la cinofilia sarda oltre i confini dell’Isola vi è senza dubbio Roberto Cuccu. Classe ‘54, da sempre ha calcato i terreni di prova, acquisendo una conoscenza in campo cinofilo che gli ha consentito di far proclamare Campioni Italiani diversi setter inglesi da lui condotti. Nell‘anno in corso, con il suo Charlie, ha vinto il “Trofeo Starnista DOC”, nonostante la sua attività si sia sempre svolta nelle vesti di addestratore non professionista. Roberto, gentleman a 360 gradi, spicca in questo ambito anche per le sue grandi qualità umane: gentilezza, umiltà, riservatezza, doti che palesano una formazione cinofila in un periodo in cui a frequentare i campi di prova, erano dei Signori prima che dei grandi cinofili.
Lo raggiungo nella sua abitazione per porgli qualche domanda che ci  permetterà di conoscerlo meglio.

Roberto Cuccu serve Bric sui campi di Gonnoscodina

 

 

In che modo ha avuto inizio la tua grande passione per il setter inglese e  perché hai abbandonato i pointer?

Ha avuto inizio con un setterino tricolore nato nel 1978, di nome Lark figlio di Roman Degli Oddo, con nel sangue gli Entella, i Cerea, Vava Del Tidone, Crismani Cora, Brick Del Rovere, giusto per citarne alcuni. Era un cacciatore nato, mi ricordo che un giorno a soli sette mesi di età nei boschi di Fonni mi fece incernierare 10 beccacce fermandole e guidandole come un cane esperto. Con lui feci il 1° ECC in una prova attitudinale. Da quel setterino e Lasia Del Dianella nacque Arlette Degli Asfodeli, la madre del grande Dino D’Ozieri. Non esiste un motivo particolare per cui ho abbandonato i pointer, oltre a quello che non me ne sono capitati di buoni sottomano.

Hai frequentato fin da giovanissimo i campi di prova con la possibilità di  rapportarti con i grandi cinofili dell’epoca. Chi sono stati i maestri che in quel periodo ti hanno aiutato a comprendere meglio i segreti di questo affascinante mondo?

Ho vinto le mie prime prove nel 1978, erano delle attitudinali organizzate dall’Arcicaccia di Oristano e in particolare dal signor Torrente, suocero dell’amico Dott. Franco Pintor. Lì conobbi Piero Sanna, vecchio cacciatore e appassionato cinofilo. Avevamo entrambi una gran voglia di allevare e così nel 1980 nacque l’affisso “Degli Asfodeli”. Lui mi fece conoscere i grandi di quel periodo tra i quali Giacomo Crismani cui maggiormente feci riferimento. Ho cercato di assorbire come una spugna tutta la cinofilia che mi passava davanti, sia sotto forma di persone che di letture da allora sino ad oggi, ma non ho mai avuto nessuno che mi abbia detto come fare. È tanto difficile in questa disciplina andare avanti soprattutto per chi, come noi, sta in un’ isola ed ha pochi termini di paragone. Per capire di cani se ne devono vedere tanti e non si finisce mai di imparare.

Roberto Cuccu assieme all’amico Binaghi

 

 

Che differenze riscontri tra la cinofilia di quel periodo rispetto a quella di adesso, con particolare riferimento ai rapporti tra conduttori, giudici,
proprietari e allevatori?

Penso non ci siano differenze nei rapporti tra conduttori, giudici, proprietari e allevatori di ieri rispetto a quelli di oggi, poiché secondo me le differenze stanno nelle persone e non nei periodi.

Con la vittoria del tuo Charlie nel prestigioso “Trofeo Starnista Doc” hai ottenuto l’ennesimo riconoscimento per il lavoro svolto in questi svariati anni di attività. Parlaci delle regole di questo trofeo e raccontaci un po’ com’è andata.

Il Trofeo Starnista Doc nasce nel 2003 ad opera della SIS e del Pointer Club e si sviluppa in un circuito di prove in zone denominate DOC, dove la selvaggina è prettamente selvatica. Occorre partecipare almeno in tre località ottenendo risultati almeno in due. Anche due anni fa avevo praticamente vinto il trofeo con Charlie, ma per colpa di una “stupida” regola che obbligava chi aveva risultati su pernici sarde a fare un MB su starne, non mi venne assegnato perché a Piacenza e a Modena nonostante il cane fu richiamato più volte, non incontrò (semplicemente non c’erano starne). Da quest’anno quella regola è stata soppressa ed ho provato di nuovo piazzandomi in sei prove su otto e sempre con l’ECC di cui tre secondi posti e una riserva di CAC, totalizzando 66 punti e staccando di ben 25 punti la seconda posizione che era il Quark dell’amico Giancarlo Ranieri di Forlì. Il cane è stato poi premiato il giorno 9 aprile durante l’assemblea della SIS a Firenza dal presidente dell’Enci Francesco Balducci ed è stata per me una soddisfazione enorme, nel mio piccolo ero riuscito a mettere un altro mattone per la cinofilia sarda. Per quanto riguarda le sue doti di riproduttore tutti i figli e i nipoti sono dei grandi cacciatori con buone doti stilistiche ma è chiaro che per le prove ci vuole qualcosa in più. Comunque quest’anno ho laureato campione italiano di lavoro un suo nipote Bric che si è piazzato al terzo posto anche nel Trofeo Starnista Doc.

Raccontaci la storia di Charlie, come ne sei entrato in possesso, quando ti sei reso conto che aveva la stoffa del Campione, fino ad arrivare ai suoi figli quindi alle sue doti di riproduttore.

Charlie nasce nel 2001 da Pianigianis Arlette per Dic Del Zagnis. Dic era uno splendido soggetto che mi venne ceduto cucciolone dal dresseur Ubaldo di Massa di Benevento, era un nipote diretto di Decor Lot ed aveva tante qualità del setter ma non un carattere semplice, era difficile domarlo, appena allentavi le briglie ne combinava una, ma con tanta pazienza nel luglio del 2003 lo proclamai campione italiano di lavoro. Ma parliamo di Charlie, un cane con un attaccamento morboso nei miei confronti ma che cerca la carezza da tutti che ha dimostrato da subito grande passione, venaticità e, al contrario del padre, una capacità di apprendimento fuori dal comune, il tutto condito da una buona dose di radenza e morbidezza che in un setter inglese sono essenziali. Per cui dopo un anno di caccia lo catapultai nel mondo delle prove. Il cane piaceva e cominciarono subito i risultati, i primi eccellenti, la prima riserva di CAC ecc. Oggi Charlie conta nel suo palmares 43 ECC di cui 14 primi posti e 17 secondi posti, 2 CAC CACIT, 3 CAC, 7 riserve di CAC e 5 MB. Lo proclamai campione italiano di lavoro nell’aprile del 2008. Non male per un dilettante!

Roberto Cuccu agli esordi della sua carriera cinofila

 

 

Il setter inglese è il secondo tra tutte le razze canine per numero di iscrizioni al L.O.I. e primo tra quelle da caccia, sintomatico dei favori che riscuote in capo ai cacciatori. A parte il mero dato numerico, che momento sta vivendo la tua amata razza in Italia?

Questo è sicuramente un momento magico per il setter inglese poiché abbiamo diversi eccellenti cani provenienti da differenti ceppi a riprova che noi appassionati di questa razza stiamo lavorando bene. Ho avuto modo di seguire alcune prove a Grande Cerca e, nonostante non mi reputi un esperto, ho notato in diversi setter, alcuni molto blasonati, galoppi  rampanti, ferme di scatto senza nessuna risalita, ferme in piedi (il cane andava giù solo all’arrivo del conduttore). La domanda è : non credi che questa ricerca esasperata della prestazione atletica fine a se stessa stia danneggiando la razza, come accadde tempo addietro per i pointer. Penso che tutti quanti noi ci esaltiamo quando abbiamo per le mani un cucciolone che và. Tuttavia non dobbiamo mai dimenticare che la prima dote è il cervello, poi vengono le gambe ed infine lo stile se vogliamo creare dei cani cacciatori. Oggi invece si comincia a selezionare partendo dalla velocità e dallo stile di galoppo, poi dalle aperture e poi se ha cervello bene altrimenti non importa, ci penserà il dresseur a manipolarlo (se riesce).
Così facendo non si va da nessuna parte! Speriamo che gli allevatori e soprattutto i giudici focalizzino la loro attenzione sulle qualità venatiche e stilistiche piuttosto che su quelle prettamente atletiche, ma su questo non sono ottimista.

Su cosa ti basi per scegliere un cucciolo e che percorso educativo utilizzi?

Non esistono delle regole precise, un pò mi faccio guidare dall’esperienza e un pò dal fattore C… fortuna. Sono di quelli che pensano che il buongiorno si vede dal mattino. Porto da subito il cucciolo di 3-4 mesi in campagna e lo metto a contatto con una gabbiarola (di quelle buone), per testarne la venaticità, la cattiveria e lo stile di ferma.

Che tipo di caccia pratichi e che zone frequenti nell’arco della stagione venatoria?

Sino a pochi anni fa cominciavo con le pernici, poi con le quaglie ed infine le beccacce girando in lungo e in largo tutta la Sardegna. Fermo restando che tipi di selvaggina sono rimasti gli stessi altrettanto non posso dire per le zone, a causa dell’inasprimento del mondo agropastorale nei confronti dei cacciatori in particolare dei cagliaritani. Amo la tranquillità e non mi interessa quante ne prendo ma come le prendo. Vado da più di vent’anni sempre con lo stesso compagno e ci capiamo con uno sguardo. Ho capito che si possono fare dei discreti carnieri anche senza fare centinaia di chilometri.

I cani che porti a caccia vengono sottoposti a un dressaggio rigido come quello che riservi ai cani che conduci in prova?

Assolutamente no, li lascio completamente liberi con un beeper quando occorre e un campano, è chiaro che pretendo sempre il collegamento, difficilmente lo richiamo a meno che non debba cambiare direzione.

Le prime vittorie

 

 

Che consiglio daresti a un appassionato che si volesse cimentare nelle prove con il cane da ferma?

Avvicinarsi al mondo delle prove anche solo per osservare, cercare di conoscere più gente possibile, leggere libri e riviste specializzate, fare domande, il tutto con tanta umiltà discrezione e tanta tanta passione.

Dopo le parole di Roberto Cuccu non mi resta che rivolgergli un sincero ringraziamento per la disponibilità dimostrata e per i consigli elargiti, con particolare riferimento alla necessità di essere sempre propensi alla conoscenza ed al confronto, onde evitare di cadere in un insulsa mediocrità. Un grande in bocca al lupo dalla redazione di Ars Venandi

 

di Pierpaolo Pirisi

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