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I setters di Gonario Capelli

Gonario Capelli, Presidente del Gruppo Cinofilo Nuorese è, in Sardegna, uno dei massimi conoscitori e cultori della amata e apprezzata razza setter inglese. L’intera sua esistenza è stata dedicata sia sotto il profilo venatorio che cinofilo agonistico a questa razza, con unico grande intento: generare “buoni cani da caccia con doti stilistiche al massimo grado”.
Guardando ai risultati conseguiti, l’obiettivo prefissatosi è stato ampiamente raggiunto, ciononostante continua ad allevare e a condurre i propri cani con la stessa grinta e la stessa determinazione che aveva agli albori di questa magnifica esperienza.
A differenza di taluni che strada facendo hanno perso di vista il vero senso della selezione in cinofilia, il sig. Capelli pone sempre e comunque come primo vero banco di prova per testare i cani solo ed esclusivamente la caccia cacciata, senza farse ne compromessi.
Prendiamone esempio e cerchiamo di conoscerlo meglio attraverso questa breve chiaccherata.

Nella sua persona sono racchiuse, contemporaneamente, le tre figure fondamentali della cinofilia: l’allevatore, il proprietario e il conduttore. Quale ritiene più importante e più appagante?

Ho iniziato ad allevare perché mi sono reso conto che sul mercato non è facile trovare soggetti con poche pecche e soprattutto perché chi ha un soggetto interessante non lo cede.
Nel 1984 acquistai due cuccioli bianco fegato figli di Paride del Dianella e Lola di Cerea, nipoti del grande Rem del Resegone, il massimo per stile ed avidità. Dopo qualche tempo le feci coprire da Akim di Maselli considerato, fino agli anni ‘90, il migliore setter d’Europa; l’altra la feci coprire da Dick di Francini e da Dem sempre di Francini.
Ho allevato con il fine di ottenere dei buoni cani da caccia con doti stilistiche di razza al massimo grado. Non ho ceduto quasi mai un cucciolo perché speravo di vedere realizzato il mio sogno di perfezione, in una delle nuove leve.
Da qualche anno prima frequentavo le prove con i miei cani e durante le finali regionali Federcaccia a Villasor, con i Giudici E.N.C.I. Trivellato e Vecchi, ottenni il secondo posto con il M.B.
La forte emozione che provai quel giorno è difficilmente spiegabile: fu il mio battesimo del fuoco come conduttore e preparatore.
Notavo che i migliori preparatori del tempo bleffavano, io, invece, avevo l’esperienza di vent’anni di caccia e sapevo come gestire la situazione nelle prove, non avevo bisogno di bleffare.
Credo che fare l’allevatore e il conduttore siano due cose strettamente legate perché entrambe richiedano profonde conoscenze del soggetto, cosa che stimola la creatività negli accoppiamenti per ottenere individui migliori e l’addestramento per escogitare i sistemi di coercizioni idonei ad ottenere la migliore prestazione dal soggetto.

Da diversi anni alleva e conduce nelle prove di caccia cani di razza setter inglese. Da dove deriva questa scelta e che caratteristiche riscontra in questa razza che non ritrova nelle altre.

Preferisco il setter inglese da quando mi capitò di averne uno, non iscritto al L.O.I., di nome Nilo; posso dire che trovava pernici e beccacce dove non esistevano.
Inoltre il carattere così docile, la facilità di apprendimento e addestramento, l’assoluta mancanza di mordacità e l’andatura felina anche a guinzaglio sono tutte doti che prediligo rispetto alle caratteristiche di altre razze.

La sua storia di cinofilo agonista è costellata da grandi successi, quale tra tutti gli è rimasto più impresso?

Nel 2007 partecipai alla finale nazionale Federcaccia “Coppa Italia”; mi qualificai con Cris così che il giorno dopo partecipai alla selezione per il Campionato del Mondo che si sarebbe svolto la settimana successiva in Belgio.
Il Giudice E.N.C.I. dopo una severa verifica di riporto dall’acqua, continuò la selezione con vari turni sullo stesso soggetto: il cane trovò tre fagiani e mentre era fermo uno andò via e gli altri due vennero abbattuti dagli sparatori ufficiali. Il cane li riportò dal folto, uno dopo l’altro, a comando.
Mentre il gruppo dei partecipanti alla prova insieme al selezionatore, si dirigeva al punto di raduno per la lettura delle relazioni e per la comunicazione dei soggetti che avrebbero rappresentato l’Italia, un concorrente ricevette una telefonata da un grosso personaggio della cinofilia nazionale, il quale voleva parlare con il selezionatore; quest’ultimo si rifiutò di rispondere.
In quel momento capii che avrebbe scelto con onestà e obiettività. Quando diede i nomi il primo fu il mio.

I successi vanno di pari passo  con i cani che ha condotto e che li hanno conseguiti, quali sono quelli del presente e del passato che l’hanno più emozionato e gratificato?

Francini’s Baccio, figlio di Dem di Francini, mi fu regalato da Daniele Grandi, perché non aveva avuto il coraggio di abbatterlo: il cane rifiutava gli animali sia naturali che immessi in seguito al dressaggio di un noto addestratore del momento.
Con Baccio scoprii la psiche canina. Dopo circa un anno lo presentai in prova a Bastia Umbra su selvaggina naturale e fece il 3° Ecc.
L’inverno successivo, nelle prove organizzate dal Gruppo Cinofilo Oristanese nell’ambito della “Settimana Sarda”, Baccio, giudicato dai Giudici Zironi, Migliorini e Colombo Manfroni, ottenne il 1° Ecc. CAC.
Un altro cane eccezionale che non posso dimenticare è Isaac, un tricolore che feci nascere da Alice per Baccio nel ‘90; realizzò in prova 45 risultati tra cui 1 CAC CACIT, 4 CAC e 22 Ecc.
Tra i cani oggi mi piace citare Eros, nato nel 2005 da Stella per Schizzo. Ha realizzato 30 risultati, un CAC CACIT, 3 CAC e 23 Ecc.
Anche Gip in tre mesi, dal 2.12.2009 al 27.2.2010 ha realizzato un CAC, 4 Riserve CAC e 6 ECC.

Nei suoi cani si mischiano le correnti Francin’s (con Francini’s Luca) e i Radenti’s (Fiero figlio di Arno). Che caratteristiche hanno queste linee che ritrova nei suoi cani?

In tutti i soggetti che ho attualmente in canile, riscontro maggiormente l’avidità di Fiero e lo stile, la presa di punto, la guidata spontanea, unite alla docilità di apprendimento di Francini’s Luca.

Tra i cani del presente che corrono la Grande Cerca quale o quali utilizzerebbe come stallone per le sue cagne e perché?

Con l’amico Tiziano Rampollo in questi ultimi anni abbiamo adoperato Today di Scudiero e Ronney del Sargiadae, figlio di Big Gim. Abbiamo voluto utilizzare questi due grossi riproduttori per migliorare alcune caratteristiche fisiche che nelle nostre fattrici erano poco presenti.

Non crede che nella nota della Grande Cerca si cerchi troppo la prestazione fisica ponendo in secondo piano le caratteristiche di razza del setter come il galoppo radente, le lunghe filate e le prese di punto schiacciate?

Nella nota della Grande Cerca è vero che si cerca troppo la prestazione fisica, ma quando l’avidità e le caratteristiche sono vere e reali e non costruite ad arte, quel soggetto sarà molto probabilmente un grande riproduttore; se poi dietro riporta una genealogia con caratteristiche di stile e classe i figli non mancheranno di ereditarle al massimo grado.

Lei concorre con i suoi cani in concorsi di varie note (Caccia Starne, Caccia Pratica, prove Sant’Uberto). Quali sono le più probanti per la scelta degli eventuali riproduttori e tra queste quali meglio evidenziano le doti dei suoi cani?

E’ molto semplice. Scelgo i riproduttori che abbiano prima di tutto avidità, senso del selvatico, intelligenza e se sono corredati da un buono stile di razza le cose vanno anche meglio.
Tutte queste qualità vengono messe in evidenza dalle prove E.N.C.I., su starne e su selvaggina naturale; le prove S. Uberto non sono probanti per evidenziare un probabile riproduttore.

I cani che conduce in prova li porta anche a caccia?

Se non è un soggetto che può svolgere la caccia, non inizio nemmeno a preparalo per le prove.
Primo anno di vita caccia, caccia, caccia. Poi se ha le doti che ricerco, allora passo ad un altro tipo di preparazione, però prima di tutto deve essere un cane da caccia.
Dissento da quello che fanno molte persone che fanno le prove S. Uberto che preparano i cani come se debbano fare delle gare di agility o giochetti da circo e non prove di caccia. Il cane deve conoscere il vero selvatico, poi si può lavorare con i surrogati e non viceversa. Ci sono cani da prova che non hanno mai fermato un selvatico vero, e questo purtroppo anche in Sardegna.

Che caccia predilige?

Attualmente solo la caccia alla pernice e alla beccaccia: scelta fatta dopo aver praticato ogni tipo di caccia sin dal 1956.

Quali sono le zone che frequenta maggiormente in Sardegna?

Di solito vado a caccia nel nuorese, mi sposto ogni tanto in varie province del continente e raramente all’estero.

E’ da diversi anni che frequenta le prove sia in Sardegna che nel resto della penisola e anche all‘estero. Come si pone la cinofilia sarda in confronto con le altre realtà?

Mi rendo conto che quando mi confronto con altri concorrenti sia in Sardegna che all’estero, i miei cani sono avvantaggiati dall’allenamento sui nostri duri terreni e sulla difficile pernice sarda, specializzata a sottrarsi di pedina.

Le prove che si svolgono nei terreni di Gonnoscodina Gonnostramatza e Masulla organizzate da Lei come Presidente del Gruppo Cinofilo Nuorese e da gli altri Gruppi Cinofili regionali sono, a detta di tutti gli addetti ai lavori, di altissimo livello per qualità degli ambienti e per genuinità delle pernici che le popolano. A cosa è dovuta l’assenza dei furgoni dei più importanti conduttori professionisti provenienti dalla penisola, soprattutto nelle razze inglesi?

L’assenza di importanti furgoni in Sardegna è dovuto prima di tutto ai terreni e al tipo di selvatico; essi non permettono di effettuare la “grande cerca”.
Per incrementare la presenza dei furgoni della Caccia a starne e caccia pratica avremmo bisogno di almeno altre tre zone come quelle di Gonnoscodina e Gonnostramatza affinché i conduttori possano venire prima ad allenare sulle nostre eccezionali pernici e poi confrontarsi nelle prove ufficiali che i gruppi cinofili organizzano

Ringraziemo il Sig Capelli per questa piacevole chiaccherata e ci auguriamo in futuro di poterlo nuovamente incontrare, magari in occasione di una giornata di caccia alla pernice.

Pierpaolo Pirisi

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