A beccacce nel Logudoro – Ars Venandi
La ferma in bianco
11 Settembre 2019
Pallettoni, un mito da sfatare
11 Settembre 2019
Mostra tutto

A beccacce nel Logudoro

Oltre ad essere un grande collezionista di materiale storico sulla caccia in Sardegna, Vincenzo Carta è un amante della cinofilia ed in particolare delle razze da ferma inglesi.

Il suo canile è composto da ottimi soggetti provenienti da mezza Italia che vengono impiegati durante la stagione di caccia per insidiare beccacce e cinghiali.

Pur non condivisa dai puristi del cane da ferma e da seguita, questo genere di caccia è di fatto ampiamente diffusa in tutte quelle aree dove la presenza del cinghiale è abbondante e le rimesse sono facilmente raggiungibili.

Vincenzo si dedica spesso alla caccia grossa con il cane da ferma ma oggi la nostra uscita è dedicata alla beccaccia.

Ci incontriamo a Thiesi la mattina presto, siamo in tre: io Vincenzo e Salvatore Faedda.

Dopo un buon caffè ci spostiamo senza fretta sul luogo di caccia, una zona ricoperta da rada macchia intervallata da boschetti di querce, un ambiente misto ma abbastanza ambito dalle beccacce.

Salvatore, appassionato cinofilo, attivo anche sul fronte agonistico, è anch’egli appassionato delle razze da ferma inglesi senza particolari preferenze fra setter e pointer: per lui l’importante è che conservino, anche in territori aspri, andamento e aperture da grande cerca.

Affamati di qualche bella azione, liberiamo sul campo 5 cani, più che sufficienti per vederne delle belle.

Ci allarghiamo e iniziamo a battere il terreno, il mio bracco ancora acerbo entra spesso a rimorchio degli inglesi tenendo andature a lui innaturali, lo lascio sfogare anche perchè la scintilla venatoria non è ancora scoccata e non vorrei con il mio intervento limitare i suoi istinti e la sua voglia di divorare terreno.

Non passa molto tempo e Vincenzo lo intravede in ferma sulla prima beccaccia, qualche secondo, uno sfrullo e più niente, la fitta vegetazione ha protetto la fuga. Poco male, tentiamo di rintracciarla.

La ritroveremo a ridosso di un ruscello e, bloccata dai cani di Salvatore, verrà abbattuta da Vincenzo, un bel gioco di squadra!

Vincenzo dopo il primo colpo fortunatamente andato a segno è costretto a proseguire con il fucile in spalla a causa di un guasto al percussore ma non è un grosso sacrificio per un cacciatore cinofilo, sparerá comunque qualche colpo con il mio semi automatico lasciandomi così il tempo di scattare alcune foto.

Entriamo in un altopiano e oltre alla buona presenza di porcini che aimè lasciamo incolti, riusciamo a reperire alcune beccacce, fermate, sparate, sbagliate e ancora sparate e così via per tutta la mattina.

Gli hot spot di Vincenzo si rivelano sempre eccellenti! La caccia alla beccaccia trova maggiore difficoltà se effettuata in solitaria con il solo ausilio di un cane da ferma.

È chiaro che se sul campo si è in tre (limite massimo consentito per la caccia a rastrello) il gioco diventa più facile sotto parecchi punti di vista.

Il legislatore, vietando la caccia a rastrello o meglio nota “a rastello” non indica con precisione le modalità che distinguerebbero tale forma di caccia da altre tipologie di cacce collettive e sorgono quindi degli interrogativi sulla effettiva legalità di alcune forme di caccia in particolare la sopracitata caccia al cinghiale con il cane da ferma, tecnica praticamente identica alla caccia alla beccaccia.

La caccia a rastello si ha quando in terreno aperto alcuni cacciatori si dispongono su una linea retta o a semicerchio, regolarmente distanziati l’uno dall’altro, e avanzano sul terreno battendolo in modo che ogni selvatico fugga in avanti e venga preso di mira dal cacciatore più vicino.

La caratteristica essenziale di questa tecnica di caccia non è la presenza di più cacciatori assieme ma il fatto che essi collettivamente battano un ampia fascia di terreno stando allineati sulla linea di battitura.

Quando si caccia il cinghiale o la beccaccia con i cani da ferma, i cacciatori procedono con una disposizione molto vicina alla caccia a rastello ma che si differenzia nell’atto conclusivo dell’azione in quanto i cacciatori convergono nel punto in cui il cane è in ferma.

Per un agente del Corpo Forestale, riuscire a stabilire l’effettivo svolgersi della caccia a rastello in più di tre persone non è un compito per niente facile e una eventuale contestazione è passibile di ricorso presso il tribunale di competenza.

Di norma la beccaccia si caccia in 2, massimo tre persone per cui la problematica riguarda quasi esclusivamente la caccia al cinghiale.


Noi tre, tra una ferma e l’altra, ci possiamo considerare appagati e decidiamo di pranzare.

Dopo una sosta al bar per un aperitivo Vincenzo ci riporta in campagna per fare colazione. Ma sono le 13 passate…!

Per non fare troppe domande obbedisco nonostante la fame inizi a farsi sentire. Arrivati sul luogo capisco cosa intendeva Vincenzo per colazione: un po’ di insaccati, formaggio e vino necessari a farci arrivare al vero pranzo che si consumerá a pomeriggio inoltrato a casa di Vincenzo.

A parte la confusione in materia di alimentazione, i nostri piani di caccia per il pomeriggio vengono disturbati dal maltempo, sembra in arrivo un temporale ma la voglia di caccia non ci ferma.

Sleghiamo i cani per poi ricaricarli in macchina dopo qualche minuto a causa della forte pioggia. La ospitale casa di caccia di Vincenzo è carica di oggetti, utensili, libri e immagini sulla caccia e la tradizione sarda in generale, insomma non c’è da annoiarsi anche perchè il padrone di casa oltre che ottimo cuoco è un eccellente cantastorie, e fra aneddoti e racconti si chiude questa bellissima giornata di caccia.

di Marco Loi

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *