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Storie di ordinaria follia

Noi cacciatori si sa, siamo una categoria sui generis. Abbiamo una passione che ci porta ad assumere comportamenti incomprensibili agli occhi dei più: ci svegliamo all’alba, usciamo con le più disparate condizioni meteo, trascorriamo giornate intere fra rovi e fatiche, insomma, abbiamo un buon numero di motivi per essere considerati dei soggetti enigmatici.

A rafforzare questa tesi contribuiscono i tanti cacciatori nati con il dono della sapienza e successivamente laureati in tuttologia. Piuttosto numerosi, essi vivono dispensando consigli ai cacciatori inesperti che non possono far altro, vista l’arroganza, che ascoltare annuendo. È successo in tempi recenti, che alcuni capocaccia facenti parte della sopracitata categoria, abbiano vietato ai propri compagni l’utilizzo di armi a canna rigata perché ritenute pericolose. Credo che esternando simili pensieri si debba avere il coraggio di fare un passo indietro per lasciare il comando a persone più adatte.

A prescindere dal fatto che tale osservazione non corrisponde al vero, dato che è stato addirittura dimostrato che la canna rigata riduce al minimo le possibilità che si manifestino pericolose deviazioni della palla all’impatto con il terreno, è noto che tutte le armi sono pericolose, dal 4,5 mm spinto da aria compressa fino ad arrivare al 700 nitro express.

La sicurezza durante la caccia grossa è nelle mani di ogni singolo componente e il capocaccia ha il compito di impartire disposizioni mirate ad un corretto svolgimento dell’azione di caccia. Se non si è a conoscenza delle più elementari regole della sicurezza non solo non si dovrebbe coprire ruoli così importanti ma sarebbe opportuno restare a casa.

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