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La seconda stagione di caccia

Se sia etico e sportivo cacciare in un recinto è un dilemma che ultimamente si stanno ponendo molti cacciatori di cinghiali, specialmente quelli che non hanno molto tempo per andare a caccia, ma le poche volte che possono andarci vorrebbero avere qualche probabilità in più di fare buoni incontri.

Purtroppo, come ben sanno tutti gli iscritti alle squadre di cinghialai italiani, non è detto che si trovino i cinghiali tutte le volte che si pratica una battuta, e non sempre si ha la possibilità di averli a tiro o semplicemente di vederli.

Per questo motivo, sin da quando è nata la caccia al cinghiale in battuta sono nate anche delle zone cintate a rete dove poter effettuare delle battute che garantiscano dei risultati, per così dire.. più sicuri.

Ma, attenzione, quando parlo di recinti idonei a praticare la caccia in battuta, mi riferisco a territori di decine e decine di ettari, se non addirittura di centinaia, e non a quei campetti da calcio dove alcune misere AVF osano praticarci “grandi battute al cinghiale” o “ricche monterie alla spagnola”.

Personalmente ho avuto l’onore e il piacere di cacciare in zone cintate ottimamente gestite e talmente grandi dove spesso poteva capitare di non sentire addirittura gli spari degli altri partecipanti alla battuta, dove mute intere di cani avevano difficoltà a rintracciare gli animali e schiere di battitori e bracchieri dovevano sudare le proverbiali sette camice per riuscire a spingerli verso le poste.

C’è anche da dire che in un recinto “serio” i selvatici immessi dovrebbero essere SEMPRE soggetti di cattura e quindi veri, e che le poste dovrebbero essere SEMPRE posizionate su comodi e SICURI palchetti sopraelevati.

Per non penalizzare e/o favorire nessuno e per evitare spiacevoli disguidi e malcontenti (visto che quasi sempre c’è gente che paga per cacciare), le poste andrebbero assegnate per sorteggio tramite biglietti o palline numerate oppure per semplice conta.

Dove e come sistemarle lo indicherà di volta in volta il proprietario – gestore del recinto o uno dei suoi vice.

Credo sia superfluo ricordare che anche durante una battuta di caccia in un recinto, dove si è sempre in tanti e dove si usano armi potenti, il discorso SICUREZZA diventa ossessionante.

Tutto deve svolgersi in funzione dell’incolumità sia degli uomini sia degli ausiliari.

Un calibro medio da carabina ha una gittata di qualche chilometro, mentre le normali palle asciutte in piombo calibro dodici o venti, se colpiscono un tronco, un sasso o uno specchio d’acqua con una determinata angolazione, possono fare dei rimbalzi impensabili.

Quindi, prima di tirare il grilletto occorrerà stare molto attenti a DOVE e a che COSA si spara. Chi decide di partecipare a una battuta in una zona cintata dovrà farlo con più serietà e più passione di com’è abituato a cacciare in zona libera, cercando di mantenere lo stesso comportamento eticamente corretto di sempre e attento a non tralasciare qualsiasi accorgimento utile al buon esito della battuta stessa.

A quelli che sostengono che in recinto il tableau finale è sempre molto alto perché il tiro al cinghiale è troppo facile, voglio rispondere che non è assolutamente così, anzi, magari è il contrario.

Cacciando in recinto bisogna avere molta più pazienza del solito e stare molto attenti senza mai abbassare la guardia, perché girano molti cinghiali “scanati”.

Quelli che invece sono incalzati da una numerosissima e famelica muta di cani, non arrivano trotterellando e non annusano l’aria tranquilli per poi fermarsi sul ciglio dello stradone qualche secondo prima di attraversarlo, no, lo attraversano praticamente con un balzo e colpirli al volo è tutt’altro che facile.

Credetemi, chi in un recinto mantiene un’elevata percentuale di abbattimenti è perché è un buon tiratore. Anche il vento deve essere verificato per poi comportarsi di conseguenza, l’attrezzatura deve essere curata nei dettagli e dobbiamo concentrarci costantemente verso quei punti da dove potrebbe arrivare un cinghiale.

Poi, oltre a tenere d’occhio sia a destra sia e manca, dare uno sguardo anche dietro non guasta.

Ricordatevi che il cinghiale s’abbatte con l’udito. Quindi non lasciatevi distogliere da ciò che accade su per il monte o dai rumori lontani portati dal vento, ma concentratevi soltanto su quello che accade nelle vostre vicinanze.

Per ultimo, vorrei darvi qualche dritta su come riconoscere un recinto serio da uno meno serio: principalmente dalle dimensioni e dalla conformazione della vegetazione.

Diffidate dei recinti con troppi spazi aperti, di quelli con scarso sottobosco (sta a testimoniare un’alta densità di selvatici in poco spazio) e soprattutto se liberano pochi cani.

Ricordate che nella battuta al cinghiale, più che per ogni altra forma di caccia sono i cani quelli ad avere il ruolo determinante.

Devono essere bravi, coraggiosi, equilibrati, di carattere, ben allenati e in buon numero. L’era moderna e l’intraprendenza umana hanno reso possibile offrire sempre servizi in funzione della richiesta, la caccia al cinghiale in recinto è così; esiste perché molti cacciatori vogliono parteciparne. Se ben organizzata con passione e rispettando una certa etica venatoria, la caccia nei recinti può essere approvata ed apprezzata.

Mi spiace per chi non è d’accordo con me, ma così è la vita, e non ditemi che non sapevate che il novanta per cento delle riserve private namibiane e sudafricane sono cintate a rete!

 

di Marco Benecchi

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