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I cinghiali di Monte Bonghi

La storia ci insegna che dove i confini non sono definiti, nascono attriti e battaglie per la difesa del proprio territorio. È questa una reazione naturale, ben manifestata anche fra le innumerevoli specie animali. Qualora invece sia stabilito il limite entro il quale stare, viene meno l’esigenza di difendere, a favore del quieto vivere.

Questo è un principio ben noto a noi cacciatori, soprattutto in Sardegna dove gli attriti più grossi nascono per la spartizione dei terreni nei quali insidiare il cinghiale. Esistono realtà oserei definire “bollenti” dove gli animi si scaldano in maniera irragionevole e la difesa del territorio diventa esigenza predominante a discapito dello scopo principale per cui si va a caccia. Fortunatamente, si tratta di casi isolati e con sempre maggiore frequenza si concretizzano situazioni dove queste dinamiche sono solo un lontano ricordo.

Un felice esempio di quanto detto, si può osservare fra i cacciatori di Barisardo ed Elini, due comuni confinanti dove fra squadre “rivali” prevale il rispetto ma non solo, qualche volta all’anno si uniscono le forze all’insegna della condivisione.

Una quindicina di anni fa, la compagnia di Elini spaziava oltre il proprio comune, arrivando ai piedi del Gennargentu, fra i territori di Lanusei, Arzana e Villagrande. Gli “sconfinamenti” erano ragionati e raramente si creavano contrasti fra squadre rivali, ma da quando sono stati abbandonati i territori a monte del paese, questa possibilità si è drasticamente ridotta.

Oggi le zone di caccia sono ben definite ed accordate con le compagnie confinanti, i vicini sono diventati amici e spesso ci si da una mano a vicenda quando a sconfinare sono i segugi.

La compagnia “Monte Elini” attualmente è diretta da Luigi Marongiu, subentrato dopo la scomparsa dello storico capocaccia Gino Melis. Sono circa trenta i componenti, alcuni di essi provengono da una seconda compagnia del paese che qualche anno fa ha deciso di “fondersi” con la compagnia storica, quella di Gino.

La compagnia di Barisardo che confina con loro, ha una storia relativamente breve e un numero di componenti molto più modesto ma grazie all’esperienza del capocaccia Gigi Tascedda, riesce a portare a casa un buon numero di cinghiali nonostante le zone non siano particolarmente ricche.

Il terreno in questione si sviluppa tra Barisardo e Tortolì, poco distante dalla Statale 125. Si tratta di un basso rilievo coperto di fittissima macchia mediterranea, in alcuni tratti impossibile da attraversare. Qui i pochi cinghiali presenti riescono a mettere in crisi anche il più abile segugio grazie ad una barriera vegetale che va a vantaggio dell’irsuto.

È una domenica di dicembre e le due compagnie si danno appuntamento nei pressi dell’orientale sarda per affrontare “Monte Elini” dal versante est. La giornata è ideale e le tracce presenti sul posto fanno ben pensare, ma non ci illudiamo perché sappiamo di cosa sono capaci i cinghiali pur di salvarsi la pelle.

Sotto la guida di Gigi, che ben conosce questo versante della collina, ci posizioniamo lungo una stradina dove solo alcuni fortunati cacciatori avranno una buona visuale, gli altri dovranno fare totale affidamento all’udito, alla velocità… e ad una buona dose di fattore “C” per mandare giù il cinghiale. I battitori sganciano ma gli ausiliari non danno segno di interesse, fino ad arrivare allo scovo di un cinghiale che probabilmente si era rimesso provenendo dalla direzione opposta a quella dei cani. La direzione di fuga dell’animale è giusta ma come spesso succede, il vento tradisce i cacciatori e il cinghiale brucia tutte le poste basse staccando i cani e presentandosi quindi senza preavviso ad una posta impreparata e… buco in terra!

Poco male, chiusa la battuta e radunati i cacciatori, si riparte da capo. Ci troviamo a poca distanza dalla prima battuta e i cani, ancora freschi, riprendono a lavorare. Io mi trovo a monte della battuta, i tordi che si alzano dalla macchia mi segnalano che qualcosa sta arrivando, infatti dopo poco sento un cinghiale che si muove nel fitto della vegetazione, passa in rassegna alcune poste, a poca distanza ma senza mai palesarsi fino ad affacciarsi nell’ultima posta, prendere il vento e rientrate in tutta fretta all’interno della battuta. La segugia che lo segue non da voce ma gli sta addosso facendolo uscire allo scoperto in una posta poco distante ma anche in questo caso… tre bei buchi in terra!

È ormai tardi per tentare un’altra battuta e si decide di rientrare tutti insieme a Barisardo dove si mangerà in ristorante. Come sempre, il lavoro più impegnativo spetta ai battitori che si attardano a rintracciare i lunghissimi e fenomenali segugi di Cristian. Nonostante siano dotati di collare satellitare, l’orografia del territorio non ne facilita il ritrovamento.

La caccia a “Monte Elini” non è cosa facile, sono tanti i fattori che ostacolano il lavoro dei cacciatori ma nonostante i carnieri non siano mai abbondanti, non manca di certo il divertimento.

 

di Marco Loi

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