Cinghiali di La Maddalena, le strategie dell’Ente Parco

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Cinghiali di La Maddalena, le strategie dell’Ente Parco

Con l’evento dell’istituzione del Parco dell’Arcipelago di La Maddalena, sono stato il rappresentante dei cacciatori isolani allontanati dal loro territorio e privati dalla possibilità di esercitare il loro passatempo. Messa da parte le polemiche iniziali, il nostro gruppo ha scelto il dialogo e grazie alla disponibilità del presidente Camarda e il direttore Satta, un rapporto di reciproca intesa e collaborazione sì è venuto a creare tra cacciatori e personale del Parco. Questo rapporto è venuto meno con il presidente Cualbu, ed è praticamente inesistente con l’attuale presidente Bonnano. Noi cacciatori Maddalenini, accolti dalle varie squadre della Gallura, abbiamo rimosso la nostra fastidiosa presenza da quella che è casa nostra ma non ci siamo arresi. Siamo informati sulle leggi che regolano i parchi nazionali in Italia e soprattutto quelli pertinenti alla collaborazione tra Ente Parco e cacciatori residenti.
Oggi, apprendo dal bollettino “Parcoinforma” che l’Ente Parco ha elaborato una strategia per provare a risolvere il problema della presenza di cinghiali all’interno dell’Arcipelago e vorrei fare alcune riflessioni a riguardo. L’Ente propone due soluzioni; la prima, ancora una volta, è l’utilizzo di gabbie per la cattura e la successiva macellazione. La cattura con gabbie e stata provata più volte e con scarsissimi risultati per numero di cinghiali catturati. Inoltre, bisogna precisare che questa procedura ritenuta la meno crudele, è forse la maniera peggiore per l’animale stesso, il quale subisce prima il trauma della cattura in gabbia, poi caricato su un camion, collocato dentro un rudere ex-militare, senza tetto e pavimentato in cemento, dove rimane per giorni finche non si raggiunge un numero sufficiente per essere trasportati al macello. Nel 2006, insieme con un gruppo di cacciatori isolani, ho cooperato con il personale dell’Ente Parco a questa cattura. All’inizio il cibo è stato fornito dal Parco ma in seguito è stato soltanto grazie a noi cacciatori che le bestie non morivano di fame prima di arrivare al macello.
La seconda soluzione è l’abbattimento mediante battute controllate da parte di personale adeguatamente formato. Devo ricordare al presidente Bonanno, a proposito di personale adeguatamente formato, che nel settembre del 2000 un gruppo di cacciatori isolani ha partecipato ad un corso di formazione sulla gestione della fauna selvatica con particolare riferimento alla presenza del cinghiale nel Parco. Il corso fu coordinato dal dott. Giulio Plastina, tenuto dai dott. Alberto Fozzi e Danilo Pisu e con la supervisione scientifica del dott. Helmar Schenk. Alla fine del corso, ai cacciatori partecipanti fu consegnato un attestato e nel gennaio 2001 parteciparono alle battute controllate sull’isola di Spargi. Nel 2004 furono effettuate alcune battute sull’isola di Caprera con esito più che positivo per numero di capi abbattuti. Risulta chiaro che l’unico modo efficace per risolvere il problema è la battuta controllata, importante è precisare che deve essere effettuata soltanto da quei cacciatori residenti che frequentarono il corso di formazione, ovviamente con la presenza delle autorità competenti.

VITTORIO FRIGERI

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