Cervo sardo: i tempi sono maturi per la caccia di selezione

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Cervo sardo: i tempi sono maturi per la caccia di selezione

Una cerva sulle dune di Piscinas, foto Elia Nieddu

Con l’intento di aprire una finestra sulle problematiche relative alla gestione del cervo sardo, è indispensabile analizzare la materia partendo dalle origini, viaggiando indietro nel tempo di 9 secoli.

Alla fine del XIII secolo il cervo occupava con una certa continuità gran parte delle aree forestali della penisola e della Sardegna.

A causa di vari fattori come la deforestazione e l’uso comune delle armi da fuoco, gli areali occupati dal cervo subirono una drastica contrazione arrivando intorno al 1950 a toccare il minimo storico.

Questi eventi portarono ad una presa di coscienza nei confronti del cervo e iniziò un percorso di tipo conservazionistico volto a tutelare questa delicata entità animale.

Osservare un branco di cervi in un territorio di inestimabile bellezza è uno spettacolo tutt’altro che raro in Sardegna, foto di Elia Nieddu

 

 

Dalla fine degli anni 50 ad opera dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali e di altri enti minori iniziarono diverse azioni di reintroduzione della specie.

In Sardegna il nostro cervo toccò il tetto minimo di circa 100 esemplari attorno agli anni 70, miracolosamente scampati all’estinzione grazie all’attuale Agenzia Forestas, che riuscì a custodire alcuni animali all’interno di recinti.

Il WWF ebbe un ruolo importante acquistando grazie ad una raccolta di fondi un vasto territorio sul Monte Arcosu al fine di proteggere gli ultimi cervi rimasti sulle montagne del Sulcis.

Nel corso degli anni successivi, grazie ad un inasprimento delle pene in materia di bracconaggio e grazie ad una maggiore sensibilità da parte delle popolazioni locali, il cervo sardo iniziò un processo di crescita aumentando anno dopo anno la popolazione.

Nel 1980 si contavano circa 250 cervi che passarono a 1000 nel 1990. Un decennio dopo i cervi salirono a quota 2700 per arrivare nel 2005 ad una popolazione di 6.097 cervi.

È doveroso precisare che i censimenti sono stati effettuati dall’Ente Foreste della Sardegna e dall’ISPRA,  ma non esiste allo stato attuale uno studio completo su scala regionale che comprenda tutte le colonie di cervi presenti in Sardegna.

Infatti, oltre ai 3 grandi areali del Sulcis, del Sarrabus e dell’Arburese, il cervo è presente sui rilievi del Monte Ferru, sul Monte Lerno e a ridosso del Gennargentu nei territori di Laconi, Neoneli, Montarbu di Seui, Osini, Urzulei  e Perdasdefogu.

Nel Parco di Bruncu Santoru alcuni cervi sono riusciti ad evadere dal grande recinto che li conteneva dal 2002 e spero di tutto cuore possano riprodursi e creare una nuova colonia che entri in contatto con gli altri nuclei sparsi sul Gennargentu.

Se il cervo dovesse continuare la sua rapida espansione verso gli areali in cui era storicamente presente e che allo stato attuale possono ancora ospitarli, si potrebbe passare ad uno status di conservazione diverso da quello attuale e la caccia di selezione rappresenterebbe uno strumento di gestione indispensabile.

Nel resto d’Italia la situazione è positiva e vede il cervo in costante crescita negli areali dell’arco alpino e nella catena appenninica.

Il cervo è presente in 17 regioni ed è cacciato in 10 mentre nelle restanti il numero di cervi è esiguo, Sardegna a parte naturalmente.

La consistenza di cervi in Italia è stata stimata in 63.030 individui nel 2005.

La regione capofila è il Trentino Alto Adige con 18.997 cervi e un piano di prelievo di 4183 cervi l’anno, a metà strada ci sono regioni come il Friuli Venezia Giulia con 5.200 cervi e un piano di prelievo di 475 individui mentre è interessante il dato della Valle d’Aosta con 1.142 cervi e un piano di prelievo di 439 individui.

La Sardegna con i suoi 6.097 cervi ufficiali (il dato reale potrebbe essere vicino ai 10.000 individui) è allo stato attuale l’ultima ruota del carro in materia di gestione.

La fauna selvatica è un bene di proprietà indisponibile dello stato che le Regioni e Provincia devono gestire e tutelare.

Il primo passo per poter gestire al meglio una determinata popolazione di animali è studiarla al fine di individuare la migliore strategia finalizzata alla conservazione delle capacità di rigenerazione naturale della specie, con lo scopo di mantenere nel tempo le caratteristiche quantitative e qualitative desiderate.

Come più volte abbiamo ricordato l’immobilismo dei nostri enti pubblici per quanto riguarda il nostro cervo è particolarmente grave, non fare nulla non è un modo per gestire una specie così delicata. In alcuni areali del Sud Sardegna il cervo sardo ha raggiunto densità per chilometro quadrato vicine ai 30 individui.

Laddove questo animale è gestito e tutelato, la densità per km2 supera raramente i 4 cervi, in questo modo gli animali dispongono di risorse trofiche sufficienti per il loro sostentamento e i danni all’agricoltura sono minimi e minimi sono anche i rischi epidemiologici legati allo stretto contatto fra individui.

Questo dato ci indica in maniera inequivocabile lo stato di totale abbandono del nostro cervo. Sarà ora che qualcuno si svegli?

di Marco Loi

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1 Comment

  1. Ferdinando murroni ha detto:

    Sarebbe una cosa splendida incominciare a fare la caccia di selezione al cervo sardo se si farebbe sai il primo a chiedere di fare la selezione

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