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Cattiva gestione faunistica

I mufloni muoiono di fame. I cacciatori: «La neve fa strage sul Gennargentu». Si arrendono a un nemico senza sguardo, vittime del gelo che nasconde l’erba. Il grande freddo fa strage di mufloni sul Gennargentu. Il cuore roccioso dell’Isola, rifugio prediletto del muflone sardo, da dieci giorni è coperto da un candido tappeto. Gli animali affamati hanno lasciato i pascoli per scendere nei boschi. Qui non hanno trovato cibo, solo neve. Una strage nel silenzio ambientalista, nel gelo normativo in materia di gestione del patrimonio faunistico.
STRAGE BIANCA L’inverno sul Gennargentu non è un passeggiata, neppure per i mufloni. I cervi affamati raschiano la corteccia degli alberi. I mufloni cercano invano l’erba sepolta sotto la neve. Alla ricerca di cibo percorrono decine di chilometri prima di arrendersi alla fame o a bracconieri senza scrupoli. Devono guardarsi dai cani randagi, veloci e famelici, e girare al largo dalle recinzioni per il bestiame. La transumanza è solo un ricordo e migliaia di bovini trascorrono l’inverno su pascoli sempre più poveri.
ALLARME ROSSO L’allarme sulla moria di mufloni non arriva da Wwf, Enpa, Lav o Bird for Life ma dai cacciatori. «Le straordinarie condizioni meteo di questi giorni – spiega Marco Loi, di Elini, editore della rivista Ars Venandi – non consentiranno ai mufloni di alimentarsi a dovere. I soggetti più deboli andranno incontro a morte certa». Loi, apprezzato documentarista, punta il dito sul vuoto normativo. «Se oggi in Sardegna le popolazioni di ungulati protetti fossero gestite in maniera corretta attraverso una caccia moderna ed eco-compatibile, il problema si sarebbe potuto risolvere grazie a semplici foraggiamenti messi in atto dai cacciatori stessi». La legge quadro sulla caccia parla di conseguimento della densità ottimale e conservazione della popolazione mediante la riqualificazione delle risorse. Prelievo venatorio, caccia regolamentata: metodi applicati in tutta Europa tranne in Sardegna.
LEGAMBIENTE Helmar Shenk, naturalista di Legambiente, offre una duplice soluzione al problema. «O si lascia che la natura faccia la sua selezione, mantendendo in vita solo le bestie più forti o si interviene garantendo un minimo di risorse alimentari ai mufloni. Si deve intervenire per salvaguardare il bestiame, allo stesso modo si potrebbe intervenire per sostenere la fauna selvatica. Penso che la Forestale potrebbe valutare la possibilità di aiutare gli animali». La popolazione dei mufloni non è stata censita. Oggi la specie è sempre protetta ma non certo in via di estinzione. Shenk valuta con interesse un ruolo dei cacciatori nella tutela della fauna. «Qualsiasi contributo può rivelarsi prezioso».
Simone Loi

fonte UNIONE SARDA

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