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Caccia grossa a Esterzili

Una vecchia Jeep ancora in servizio

Credo che la caccia al cinghiale possa definirsi “lo sport nazionale” della Sardegna. Fissati in maniera indelebile nel DNA dei cacciatori, i rituali che dominano la caccia grossa sono estremamente ricorrenti su tutto il territorio regionale.

Alberto La Marmora comprese subito l’importanza della caccia grossa per il popolo sardo e scrisse: “La caccia che i sardi preferiscono è quella alle bestie feroci, che viene chiamata caccia grossa. Quella alla lepre e alla pernice piace meno ai contadini e non è praticata che dalle persone agiate e dai bracconieri che ne fanno un vero mestiere”.

Da nord a sud della Sardegna assisto a modi di fare che lasciano trapelare un’origine comune, azzarderei un’origine genetica. Ma ogni qualvolta vengo ospitato in una nuova compagnia di caccia grossa osservo macroscopiche differenze che distinguono ogni singola compagnia. Di conseguenza, è sempre una storia nuova.

Tonio Dessì

La compagnia Mundicheddu di Esterzili ha una storia relativamente breve. Nata circa 15 anni fa, oggi conta su 20 componenti e una media di abbattimenti di 50 cinghiali l’anno. Diretta da Tonio Dessi, Guido Melis e Giuseppe Melis, la piccola squadra di cacciatori affronta le giornate di caccia con invidiabile armonia senza che si inneschino beghe fra i componenti del gruppo “direttivo”, grazie al metodo con cui viene diretta la squadra: ognuno ha i suoi compiti, Guido provvede al posizionamento delle poste, Giuseppe si occupa dei battitori e infine Tonio sorveglia l’andamento della battuta da punti strategici e, grazie all’ausilio delle radio trasmittenti (utilissime anche per questioni di sicurezza), dirige la compagnia in caso di cambi di tattica.

I nostri nonni probabilmente dovevano sopperire alla mancanza di apparecchiature tecnologiche utilizzando maggiormente i sensi e a volte le corde vocali, sta di fatto che la diffusione delle radio, dei collari satellitari e di telefoni cellulari hanno migliorato e talvolta semplificato le fasi di ricerca degli ausiliari andati fuori battuta. C’è da dire che una volta le battute si svolgevano a portata di paese e in caso di smarrimento di un cane, bastava attendere qualche tempo per rivederlo graffiare la porta di casa in cerca di cibo. Oggi i tempi sono cambiati e un bel segugio incustodito spesso finisce nel cofano di macchine… altrui!

Alcuni postaioli della compagnia Mundicheddu

Sono stato contattato da Tonio, l’invito è da non perdere anche perché per l’occasione si riuniranno le due squadre di caccia di Esterzili. L’appuntamento è nella selvaggia AATV di S. Vittoria, la battuta è impegnativa, per questo motivo le due squadre del paese hanno unito le forze. L’appuntamento è in piena campagna e una volta fatta luce, ci spostiamo in fuoristrada verso le postazioni assegnate.

La nostra battuta interessa un canalone tipico dei monti del Gennargentu: ripidi dirupi e boschi di leccio secolari hanno un marchio di fabbrica inconfondibile. Le poste chiuderanno la cresta del canalone mentre i battitori spingeranno da un lato.

Ho lasciato a casa il fucile per dedicarmi con maggiore attenzione alle foto e, assieme a Tonio in veste di “scrancadore, mi godo lo spettacolo. Ci spostiamo lungo una stradina che taglia il canalone nel versante opposto alla battuta. In questo modo riusciamo a forzare quando serve e in caso fosse necessario un fucile mobile può risolvere tante situazioni. Tonio da via radio l’ordine di sciogliere i cani e dopo una mezz’ora assistiamo al primo scovo.

I battitori forzano sui lati del canale mentre Tonio fa più baccano di una scolaresca in gita. Si sposta lungo la strada e segue passo passo l’azione di caccia. Il suo è un ruolo fondamentale per il buon esito della battuta. Nel frattempo si sentono le prime fucilate sul versante opposto ma un cinghiale sfuggito dalla rete dei battitori, torna indietro e si rimette in un macchione a qualche centinaio di metri indietro.

Silenziati i battitori, Tonio ne chiama due via radio e li indirizza verso la rimessa. Sciolti i due segugi di punta, il cinghiale rientra in battuta e dopo poco è sotto tiro da una posta posizionata sulla cresta. Il cinghiale è in carniere e l’azione può considerarsi “da manuale”!

A fine mattina il numero di cinghiali è salito a tre e si decide di fermarsi per l’atteso pranzo, consumato su un prato poco distante.

Il primo cinghiale della giornata

Qui rivedo le scene più classiche della caccia grossa, le risate, mangiare e bere in compagnia e mettere a disposizione le proprie pietanze agli amici vicini. E poi Il vino, i dolci, il caffè e l’acquavite che chiude in bellezza il pranzo. Due chiacchiere e siamo di nuovo a lavoro, ci attende una battuta meno impegnativa di stamattina ma dalle dimensioni importanti.

Cani e battitori risentono delle fatiche appena fatte e il ritmo della battuta è notevolmente inferiore, anche se le aspettative sono buone. Mi trovo in una posta poco felice a causa della marginalità della sua posizione e da qui non sentiamo neanche la canizza. L’attesa è lunga prima di vedere i battitori ma i cani non sembrano trovare tracce interessanti. Un cane solleva una beccaccia e per deformazione professionale la seguo fino alla rimessa, ma poi perché? Non ho né cani né fucile… E poi siamo qui per lui.

Segugi e battitori

Sembra aver letto il mio pensiero, il cinghiale abbandona sa fogina perche sorpreso dal segugio scovatore di beccacce ma, purtroppo o per fortuna sua, dribla le poste salvandosi la pelle. Ormai è quasi buio e non mi resta che salutare tutti, i chilometri da fare per rientrare a casa non sono tanti ma la stanchezza si fa sentire. È passata un’altra domenica e attendo curioso la prossima giornata di caccia.

 

di Marco Loi

La compagnia Mundicheddu al completo

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