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Caccia alle anatre in Sardegna

Le anatre fanno parte della fauna stanziale della nostra Isola. In questa terra infatti trovano un habitat naturale eccellente per il loro soggiorno e la loro riproduzione. Nel susseguirsi di vari anni ho notato che sempre più coppie giunte con il flusso migratorio dei primi cambiamenti climatici si fermano a nidificare divenendo stanziali.
Tra le varie specie di anatidi presenti e cacciabili, quella che desta più attenzione da parte delle “doppiette” sarde, è di sicuro l’anas plathyrynchos,per intenderci il Germano reale, o ”su germannu” per gli amici. È una delle anatre maggiori di superficie, ha un apertura alare di 80-95 centimetri per una lunghezza di 50-65 centimetri ed il peso varia dagli 850-1550 grammi per i maschi ai 700-1320 grammi per le femmine. Il maschio, oltre ad essere più grande della femmina, si differenza da essa per i colori accentuati, come accade anche in tante altre specie di anatidi. In particolare il germano il maschio presenta testa e collo di colore verde metallico mentre nelle femmine il piumaggio è di colore marrone chiaro. Le ali del maschio sono caratterizzate da colorazione grigio scura con specchio alare blu violaceo con orlatura nera, mentre nelle femmine le ali hanno la stessa colorazione del corpo con orlatura nera. Il maschio adulto quando completa l’abito nuziale presenta nel sopra coda due penne nere arricciate con il verso lato testa.

Un germano reale e sullo sfondo un’alzavola


Per quanto concerne la fenologia e la distribuzione, il germano è ampiamente diffuso nella parte oloartica e le maggiori zone di nidificazione si trovano nella Russia nord- occidentale, in Danimarca, Germania ed nei Paesi Bassi. I flussi migratori per lo svernamento verso l’ Europa meridionale iniziano già nel mese di agosto arrivando in Sardegna verso novembre-dicembre. Una battuta proficua nella caccia agli anatidi nasce da una preparazione specifica e mirata sui luoghi e sulle caratteristiche di questo selvatico. Per fare un esempio, se ci troviamo a caccia di tordi possiamo incappare in un passo di colombacci e per ottenere un proficuo carniere sarà sufficiente cambiare la numerazione dei pallini scendendo ad un 5-6 e, se non confezioniamo una batteria di padelle e pentole, un bel carniere e’ assicurato!!! Per le anatre invece questo non può capitare, perché i posti in cui questo selvatico si trova sono del tutto differenti e cambiano notevolmente in base agli orari. Infatti le anatre sono solite dormire e soggiornare a ridosso di fiumi e laghi, mentre le zone di pastura andranno ricercate in risaie ed acquitrini. L’abbigliamento dovrà essere specifico per la zona in cui andremo ad operare. Partendo dal basso verso l’alto non dovranno mancare degli stivali a mezza gamba, pantaloni impermeabili ed un giaccone atto a contrastare il freddo e l’umidità. Se non si ha la possibilità di approntare un capanno fisso, la tonalità dell’abbigliamento dovrà tendere alla colorazione dei canneti per mimetizzarsi al meglio. La vista delle anatre è molto acuta e la loro diffidenza determina continui cambi di direzione. Quando decide di posarsi in un luogo compie dei giri circolari sulla zona individuata scendendo di quota ogni giro e scrutando con attenzione per individuare la presenza di eventuali pericoli. Il capanno o la posta devono essere impostati seguendo criteri specifici dettati dalle abitudini di questo selvatico e dalle condizioni climatiche. Se decidiamo di insidiarle lungo il fiume l’hot spot migliore andrà ricercato a ridosso del punto dove la corrente dell’acqua è minore e dove vi sia uno specchio d’acqua libero da folta vegetazione con almeno un argine libero dalle canne o con un lastrone di granito per permettere una agevole la risalita sul terreno. Una volta trovato il punto adatto occorrerà sistemarsi a ridosso della vegetazione al fine di mimetizzarsi ma garantendosi la possibilità di avere una ampia visuale contro vento. Infatti i palmipedi volano con il vento a favore mentre si posano contro vento per contrastare la velocità di discesa. Viceversa per involarsi, tranne i casi in cui sono spaventate, l’involo sarà sempre a favore di vento.

L’apertura agli acquatici

La zona di caccia individuata per questa battuta di caccia è la solita situata nel triangolo Ozieri-Tula-Oschiri. Questi luoghi prevalentemente pianeggianti sono caratterizzati da pascoli e campi coltivati a granaglie varie. Qui il nostro germano, riuscendo a trovare le condizioni ideali anche per nidificare e crescere le nuove leve, vive tutto l’anno. Da venti giorni abbiamo individuato un lembo di fiume che volge a Nord-ovest a ridosso della tranquilla città di Tula. La sveglia suona di buon ora, la norma richiede di essere sul posto prima del sorgere dell’alba in quanto le anatre iniziano presto il movimento verso i luoghi di pastura.
Nel dubbio che le anatre da noi tenute d’occhio siano state notate anche da altre doppiette, alle tre del mattino siamo già in macchina e recuperiamo il resto della banda mentre la città dorme. Arriviamo sul posto alle quattro grazie al solito ritardatario che come in ogni compagnia non manca mai..e guarda caso è sempre il più giovane della comitiva….
Mentre facciamo compagnia ai fumatori del gruppo scambiamo quattro chiacchiere all’aperto sulle cartucce acquistate la sera prima. Vito e Tonino, i veterani del gruppo, raccontano di quando più di vent’anni fa facevano carnieri di 80-90 anatre a giornata. Gli adepti di questa caccia allora erano ben pochi e le colture erano più fiorenti garantendo una presenza di anatre più numerosa. Una fabbrica di salsicce ormai in disuso scaricava nel fiume gli scarti della lavorazione della carne ed i beccaccini si radunavano numerosi lungo gli argini per banchettare… L’alba schiarisce pian piano il buio della notte e d’un tratto la stradina dall’altra parte del fiume viene illuminata da una coppia di fari di un autovettura che lentamente la costeggia. La preoccupazione ci assale e decidiamo di dirigerci in fretta verso le poste per occuparle facendo scendere i cani. Giunti in posta seguendo l’andamento dell’autovettura lungo la strada capiamo che era il pastore di un ovile vicino che si recava lì per la mungitura mattutina. Ormai si è in posta e non resta che aspettare l’ora x per l’apertura delle danze. A tenerci compagnia c’è una nutrita schiera di zanzare che ci ronzano intorno…per fortuna nello zaino abbiamo l’insetto repellente e possiamo farne largo uso! Il fruscio d’ ali anticipa le ombre in movimento lungo il fiume delle prime protagoniste di questa battuta. I quattro fucili impostati lungo gli argini, aspettano trepidanti il passaggio delle prime anatre. L’attesa non dura a lungo e viene interrotta, come cita il Leopardi in un passo Passero Solitario, da un “ tonar di ferree canne” più giù verso valle.


Da lì a qualche minuto all’orizzonte si materializzano le sagome di una squadriglia di anatre che risalendo il fiume puntano verso di me. Mi abbasso il più possibile nella posta aspettando il momento propizio per uscir allo scoperto. Quando le ho quasi sopra in linea retta mi alzo di scatto e partendo dalla prima del gruppo verso l’ultima esplodo i miei tre colpi di pallini d’acciaio n°5, puntando leggermente più avanti del becco per dargli il giusto anticipo. Il primo e l’ultimo colpo vanno a segno il secondo và a vuoto forse distratto dalla caduta della prima anatra. Filippa, il mio ausiliare di breton che ha assistito alla scena con il suo musino rivolto verso l’alto, si precipita subito a riportarle: due bei maschi! Guardandola compiaciuto esclamo: bell’inizio non trovi Fili’? Il sole che si alza accompagna il via vai di anatre lungo il canneto. Gli abbattimenti non mancano come non mancano i tiri a vuoto proprio su quelle valutate più facili. Questo forse è dovuto al fatto che con gli occhi stavo sopra di loro, ma con le canne stavo dietro, errore che capita spesso anche nella disciplina del tiro al piattello. Nell’attesa di qualche altro passaggio con lo sguardo contemplavo la bellezza del luogo. Canneti di vari colori e laminati, intrighi di foglie e canne galleggianti che affiorano a pelo d’acqua , suoni di insetti ed animali, giochi di libellule che si inseguono sfiorando l’acqua e si posano di tanto in tanto su appigli di questo mondo incantato. Queste sono scene che solo noi cacciatori possiamo notare perché non osserviamo con gli occhi di un esterno ma di chi si sente parte integrante di questo mondo naturale. Mentre continuo ad osservare la natura decido che le nove anatre abbattute oggi possono bastare, anche se il limite giornaliero mi avrebbe consentito di prenderne altre. La distanza tra il capanno e la macchina è di un chilometro e portarsi una quindicina di kg in più nello zaino non e’ cosa da poco… Pongo delicatamente i capi nello zaino, smantello il capanno e raccolgo i bossoli dal terreno, risistemo tutto come era prima del mio arrivo, prima di tutto per il rispetto verso la natura ma anche per evitare che altri cacciatori possano facilmente individuare l’ubicazione della posta. Arrivato alla macchina, dopo qualche minuto di riposo, decido di tentare qualche coniglio. A poca distanza ho notato dei rovi a ridosso di un muro a secco. Prelevo qualche cartuccia ad 8 e a 7 e, preceduto dal cane, mi incammino verso i rovi. Il cane va in attenzione su un accumulo di escrementi freschi di coniglio, il che mi fa ben sperare. Tolto il fucile dalla spalla seguo i suoi movimenti con attenzione, una lunga guidata la porta in ferma che si rileva però a vuoto. Ci dirigiamo a ridosso dei rovi, una saetta marron-grigia parte nella loro direzione, ma una fucilata ferma la sua corsa ed il cane lo porta tra le mie mani. Quest’ultima azione rende ancor più colorata la giornata. Soddisfatto decido di recarmi alla macchina e inizio a preparare il fuoco per il ritorno degli amici e, mentre la fiamma sale scoppiettante, ad uno ad uno spuntano all’orizzonte portando il loro fardello di una giornata ricca di emozioni. Nell’attesa di gustare le orate, ci beviamo una ichnusa e ci facciamo qualche foto per immortalare la giornata.

Di Tony Vitiello

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